il percorso
Nel centro storico

Scopri la città passeggiando

Ivrea è una città bimillenaria. Sin dalle origini, a dispetto delle sue dimensioni, gioca un ruolo importante. La sua posizione, al centro di un anfiteatro morenico “perfetto”, ne fa una sorta di ecosistema naturale, storico e culturale tutto da scoprire. Forse un aggettivo la descrive meglio di ogni altro, un aggettivo impegnativo ma che vi suggeriamo col sorriso: “incollocabile”. Nel corso dei secoli, Ivrea è stata – e ancora è, a seconda dell’occasione – piccola e grande, antica e contemporanea, prudente e anticipatrice, borghese e ribelle, devota e goliardica. Per questo ti invitiamo a passeggiare nel suo centro storico: per incontrare i totem narrativi che abbiamo allestito volutamente senza un ordine cronologico preciso. Potrete così leggere liberamente storie sorprendenti. O ascoltarle, con la Dora in sottofondo come il fruscio di un vinile.

Percorso nel centro storico

Museo Civico “P.A.Garda” e Piazza Ottinetti

Il Museo custodisce una collezione archeologica che racconta le origini romane di Ivrea. E ci sono anche due collezioni d’arte, pregiatissime entrambe: una orientale, una pittorica. Sono il generoso lascito di due cittadini illustri: perciò, qui si tramanda anche il senso di appartenenza alla comunità.

Facciata con orologio e portici nella piazza storica di Ivrea sotto un ampio cielo azzurro

Via Palestro, con Via Arduino il decumanum maximus dell’antica Eporedia, significa duemila anni di storia. Ogni Ivrea è nata sopra a quella precedente, così ha uno spirito “verticale”, un umore sovrapposto. La si incontra passeggiando: piccola e grande, chiusa e aperta, antica e contemporanea, devota e ribelle.

Insegne Splendor e Giuseppe Boaro sulla facciata di un edificio nel centro storico di Ivrea, via acciottolata

Un teatro “all’italiana” che è un fiore all’occhiello della città, uno di quei posti dove si entra abbassando la voce. Porta il nome del grande librettista di Giacomo Puccini, Giuseppe Giacosa, e un po’ anche il suo carisma: con le radici che affondano nel territorio e i rami che invece cercano il mondo. 

Sala del Teatro Giacosa di Ivrea con platea, file di palchi dorati e soffitto affrescato

Fondata nel Quattrocento dalla Confraternita di Santa Marta, la chiesa prende in seguito armonie barocche. Oggi non è un luogo di culto, ma di cultura: uno spazio aperto alla comunità per mostre e conferenze, un riferimento per gli Eporediesi che si muovono al suo interno come in casa propria.

Chiesa di Santa Marta Edificio color pesca con colonne, finestra rotonda, affiancato da case

Queste vie sono in pendenza e hanno andamento curvilineo: sono nate sulle gradinate di un teatro antico, quasi sparito, e ne conservano l’impronta. E ad altezza d’occhi, nello sperone di mattoni che poggia sulla roccia, c’è anche l’impronta di una mano. Lo spettacolo è finito. Ma c’è qualcosa di più teatrale?

Vicolo medievale con muro in mattoni e affioramento di roccia nel centro storico di Ivrea

Ci sono voluti secoli di feste e giochi, ma anche di armi, fulmini sulle polveri da sparo e prigionieri alle inferriate per dare al Castello il suo carisma “fasciato di mistero”. Ogni sera gioca con il cielo in un’eterna cartolina, così ricca di poesia che da settecento primavere anche le rondini fanno a gara per entrarci.

Castello di Ivrea con torri medievali sul centro storico della città, panorama verso l'anfiteatro morenico

Quasi una “quinta torre” del maniero, la nuova rampa sale sui bastioni medievali e ne ribalta il senso, da inespugnabili a inclusivi. Per la prima volta, anche a nord, parte bassa e parte alta di Ivrea sono riunite. Il Vicolo del Castello si apre un varco dove prima era impensabile e tiene insieme storia e orizzonte.

Sentiero di ghiaia tra muri di pietra, torre in mattoni, alberi, cielo nuvoloso.

Il Duomo d’Ivrea è anche un monumento alla rinascita. Esce vittorioso dai secoli e li racconta quasi uno per uno: da tempio pagano, a chiesa paleocristiana, a cattedrale, conserva un sarcofago romano, una cripta medievale, le spoglie di un santo, campanili romanici, arte moderna, echi barocchi e facciata neoclassica.

Duomo di Ivrea con facciata neoclassica e colonne, tra i tetti rossi del centro storico e le torri medievali

Questa via, una delle più caratteristiche del centro storico, è per secoli quartiere ebraico e per questo custodisce ancora oggi la sua bella Sinagoga. In una delle prime case, inoltre, nell’agosto del 1868 nasce un bambino che cambierà il destino della città: si chiama Samuel David Camillo Olivetti.

Interno di cappella storica a Ivrea con banchi in legno, colonne marmoree e abside con vetrata

Più di mille anni fa, in una locanda di Ivrea, un vescovo germanico di nome Ulderico resuscita un bambino. Il bambino cresce, diventa sacerdote e dove c’era la locanda edifica una chiesa. Che nei secoli si riempie d’arte: come la statua dedicata al Santo che impreziosisce la facciata, su in alto.

Facciata in mattoni di chiesa medievale affiancata da palazzi storici nel centro di Ivrea, cielo terso.

Pianta romana, cuore medievale, umore popolare, questa via ha cullato ai suoi angoli: l’infanzia di un industriale, il genio di un progettista, il nome di una piattaforma elettronica, tutto internazionale. Adesso finge distacco dai fatti del mondo. Ma si è messa un glicine tra i capelli e forse prepara qualcosa di nuovo.

Vicoli acciottolati del centro storico medievale di Ivrea con facciate colorate e balconi che richiamano il carattere urbano

Cuore del rione San Domenico, “Piazza Maretta”, così amano chiamarla gli Eporediesi, questa piazza è un luogo popolare e singolare a un tempo. È un umore recintato: più che di esser visitata, chiede di essere capita, indovinata, respirata. È in pendenza ma non lascia andare via le tradizioni.

Piazza del centro storico di Ivrea con facciate e balconi tradizionali sotto un cielo azzurro

La città per secoli e secoli è stata arroccata dietro le sue grandiose mura, sulla parte alta, ad eccezione di pochi insediamenti. Su tutti, quello del Borghetto, un piccolo mondo fieramente autonomo che accetta di fare tutt’uno soltanto col Ponte Vecchio. L’acqua, la roccia, le case e la storia dipingono il quadro.

Case colorate e ponte in pietra sul fiume Dora Baltea nel centro storico di Ivrea

Storico ristorante, poi albergo, nell’epopea olivettiana è il luogo di soggiorno e ritrovo prediletto da intellettuali e artisti che ruotano attorno all’azienda. Come ricorda il poeta Giovanni Giudici: “Il Dora / umile e angusta / dimora – ma è lo stesso – / alle cui soglie si affacciano a quest’ora / gli uomini di successo”.

Palazzo storico a punta sul corso della Dora Baltea con ponte e campanile sullo sfondo a Ivrea

Non tutti i monumenti si accontentano di celebrare il passato. Questo, per esempio, esprime l’ansia di futuro di Camillo Olivetti e la mette in desiderio. Il suo volto sporge dall’antica roccia, si protende dal cuore della città vecchia verso la sua Fabbrica di mattoni rossi, un avvenire al di là del fiume.

Scultura colonnare in metallo su piedistallo nella cascata di una fontana incastonata nella parete rocciosa di Ivrea

Lo Stadio della Canoa è un fiore all’occhiello di Ivrea e la pone al centro dell’attenzione internazionale: sia per la sua qualità di infrastruttura sportiva, sia per il fatto che si trova nel centro della città, cosa assolutamente unica. Di qui, inoltre, la “città turrita” si lascia ammirare in tutta la sua bellezza.

Briglie sul fiume Dora Baltea a Ivrea, vista aerea del lungoriva con cascate e tetti rossi del centro

Ivrea è anche mettersi in ascolto del tempo. Che qui parla di pace: quella dello spirito, che l’ex Convento di San Francesco sussurra; quella delle armi, che Casa Stria proclama. In questa residenza finemente decorata in cotto, il 2 maggio 1391 Amedeo VII, i nobili e i rivoltosi canavesani posero fine al Tuchinaggio.

Finestra con persiane lignee su parete affrescata e arco decorato nel centro storico di Ivrea

Una storia antica che oggi sembra una fiaba. L’acqua l’ha resa possibile, l’acqua l’ha cancellata, l’acqua l’ha riportata alla luce. Non poteva essere altrimenti per una città di fiume. Parla di uno dei più grandi porti fluviali del tempo e di un meraviglioso ponte che sfidava la Dora nel suo tratto più ostile. 

Fiume con alberi verdi ed edifici in lontananza sotto un cielo azzurro.

Svetta sulla Dora, questo campanile romanico è ciò che resta della millenaria abbazia di Santo Stefano. Ha visto di tutto: i fasti benedettini, l’incuria, un terremoto, l’artiglieria francese, adattamenti a funzioni di ogni tipo. Oggi porta bene i secoli indossando il suo restauro con giustificato orgoglio.

Torre campanaria medievale in pietra nel centro storico di Ivrea contro un cielo azzurro e nuvoloso

Ecco un’incursione ardimentosa dell’architettura olivettiana, col suo tono internazionale, nella “vecchia” Ivrea: un po’ unità residenziale, un po’ centro sportivo, un po’ centro culturale, un po’ anche nave. Chiede nuova vita, questa macchina per scrivere gigante dove si può abitare, imparare, nuotare, persino leggere.

Complesso Olivetti con padiglioni a shed e cupola nel centro di Ivrea, simbolo dell'architettura industriale

Di Eporedia ci sono molte tracce, ma questa è la più grandiosa: da qui è facile immaginare la magnificenza dell’edificio, la città sullo sfondo. Meno facile è capire il gusto della folla per il sangue che copre l’arena. Lassù c’è la “bella dormiente”: ma forse non dorme, ha solo chiuso gli occhi per non vedere.

Ruderi semicircolari dell'anfiteatro romano di Ivrea visti dall'alto, integrazione nel tessuto urbano

Quest’opera pregevole, vagheggiata sin dal secolo scorso, è una passerella su cui non si passa soltanto: ci si ferma per godersi Ivrea in uno dei suoi aspetti più caratteristici, la posizione. Sdraiata sulla Dora e punto di convergenza delle linee tracciate dalle montagne e dall’Anfiteatro morenico, la città appare in tutta la sua grazia.

Passerella pedonale in legno con sedute panoramiche sul fiume a Ivrea circondata da alberi

Il profondo, inestricabile legame tra la città e l’acqua è testimoniato anche da una delle opere idrauliche più importanti della regione: il Naviglio di Ivrea. Scorre per circa 75 chilometri da Ivrea a Vercelli, ed è uno dei lasciti più significativi del Medioevo eporediese. Un corso d’acqua che, seppure marginalmente, ha lambito il nome di due personaggi a dir poco altisonanti della storia: Leonardo da Vinci e Napoleone Bonaparte.

Dora Baltea a Ivrea al tramonto, sole che si riflette sull'acqua tra gli argini urbani