Prima ancora dell’espansione della Olivetti al di là dei confini nazionali, Ivrea e il Canavese hanno partorito grandi personalità che, pur rimanendo fortemente radicate nel territorio, hanno saputo ricoprire un ruolo da protagoniste nei luoghi più lontani del mondo. Basti pensare, tra gli altri, al rivarolese Luigi Palma di Cesnola, primo Direttore del Metropolitan Museum of Art di New York. O a Giuseppe Giacosa, drammaturgo e librettista canavesano le cui opere, in particolare quelle scritte insieme a Luigi Illica per Giacomo Puccini (La bohème, Tosca, Madama Butterfly), sono entrate nella storia della cultura internazionale in modo definitivo. Un artista che, visto oggi, è riuscito nell’ardua impresa di essere tanto global quanto local. Global, perché il suo teatro va ben oltre i confini italiani. Per fare un solo esempio, al di là della parentesi pucciniana: La signora di Challant, portata in scena in Italia nel 1891 da Eleonora Duse, debutta trionfalmente allo Standard Theatre di New York con Sarah Bernhardt come attrice protagonista. Ma Giacosa è anche local, perché non lascia mai il suo Canavese: grazie a lui, anzi, Colleretto diventa un circolo culturale di primo piano. La sua casa – “la grande arca”, come la definisce il poeta Pastonchi – è frequentata da personalità del calibro di Edmondo De Amicis, Giovanni Verga, Giosuè Carducci, Arrigo Boito, Eleonora Duse e Antonio Fogazzaro.
Per tutto questo, proprio a Giuseppe Giacosa è dedicato il Teatro Civico di Ivrea dal 1922. Un nome di cui fregiarsi, certo, ma anche un nome del quale provare a raccogliere l’impegnativa eredità: unire all’attenzione per il territorio la ricerca artistica nazionale e internazionale.

Ma la storia di questo teatro inizia molto prima, nel 1829: quando l’Amministrazione Comunale di Ivrea affida all’architetto Maurizio Storero l’incarico di progettare, appunto, il Nuovo Teatro Civico. Il modello seguito da Storero è quello, consueto per l’epoca, detto “all’italiana”: una sala a ferro di cavallo con palchi sovrapposti, distribuiti in tre ordini e sovrastati dal loggione. Le basi sono poste. Il risultato è raggiunto con infinita grazia, che avvolge chiunque faccia ingresso nella sala.
Il Teatro Civico viene inaugurato il 5 luglio 1834, in occasione della festa patronale di San Savino, con tre rappresentazioni liriche: Giulietta e Romeo, La gioventù di Enrico IV di Nicola Vaccai e Il Nuovo Figaro di Luigi Ricci. Da allora lo spazio teatrale di Ivrea ospita compagnie di prosa, opera lirica, danza e operetta e, da Gustavo Modena a Eleonora Duse a Ermete Novelli, vi si esibiscono tutti i più grandi protagonisti della scena italiana tra Otto e Novecento.
La sera del 30 novembre 1922 il Teatro Civico venne intitolato a Giuseppe Giacosa, su iniziativa dello scrittore montaltese Salvator Gotta. Proprio Giacosa, nel 1900, nel corso delle celebrazioni per il Bimillenario della città, vi legge uno dei suoi testi più famosi, Come le foglie.
Dopo varie ristrutturazioni e persino un periodo di chiusura, negli anni Trenta del Novecento il teatro entra in una fase di progressivo declino: addirittura, nel 1942, viene dichiarato inagibile e adibito a magazzino militare. Resta chiuso – a parte la brevissima riapertura per il Carnevale del 1947 – fino al 1958, quando Adriano Olivetti, allora Sindaco di Ivrea, lo riconsegna al pubblico dopo un restauro fulmineo: l’inaugurazione avviene il 13 dicembre con un concerto dell’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino.

Per un quarto di secolo il Teatro conosce un’attività intensa e di elevatissimo livello, che non trascura la sperimentazione. Si assiste così al regolare passaggio a Ivrea di artisti come Tino Buazzelli, Aroldo Tieri, Valeria Moriconi, Valentina Cortese, Dario Fo, Raf Vallone, Adriana Asti, Franco Parenti, Corrado Pani, Giorgio Albertazzi. Nel 1967 è addirittura sede dello storico convegno della neoavanguardia italiana, in cui si confrontano i più importanti artisti impegnati nel teatro di ricerca.
Nel 1985, nuove norme in materia di sicurezza dei locali pubblici portano però alla chiusura del Teatro Giacosa, che si protrae fino al 1998. Con la stagione 1999-2000 il Teatro Giacosa inizia una nuova fase della sua vita artistica e culturale: resta uno dei teatri municipali più attivi del Piemonte, con una programmazione regolare e di alto livello a cui la città partecipa con entusiasmo.