La caratteristica di Eporedia è quella di essere stata fondata sulla roccia e di essere cresciuta su se stessa fino a diventare Ivrea, facendosi e rifacendosi continuamente: ragion per cui le testimonianze più antiche sono quelle che sono state in maggiore proporzione distrutte o ricoperte. Eporedia, insomma, bisogna immaginarla partendo da quello che è rimasto, unendo le molte tracce come punti di un disegno, grazie alle informazioni che ci danno storici e archeologi.
L’anfiteatro romano è databile tra I e II secolo d.C. e si trova sulla via che conduceva a Vercellae, ovviamente fuori dall’abitato, poiché era luogo di tripudio e clangore. È per questo che le sue fondamenta non sono andate completamente perdute: oggi costituiscono una vera e propria impronta a cielo aperto che ci restituisce tutta l’imponenza dell’opera. Per chi arrivava proprio da Vercellae, incontrare l’anfiteatro, con Eporedia sullo sfondo arrampicata sulla roccia, e, ancora più lontano, le montagne a tratteggiare il profilo di una “bella dormiente”, doveva essere uno spettacolo grandioso.
L’anfiteatro romano di Eporedia era in grado di ospitare da 10.000 a 15.000 spettatori, più o meno tutti gli abitanti della città. L’asse maggiore esterno era lungo 96 metri e l’asse minore esterno 72. Vi erano, ai lati est e ovest, due grandi ingressi monumentali. Le tribune salivano ripide dal primo all’ultimo anello: i primi anelli erano riservati ai notabili e avevano schienali rivestiti in bronzo. Più in alto vi erano i militari, poi i possidenti e infine, in cima, le fasce più povere della popolazione nei loggioni porticati.

Al centro dell’arena, è ben visibile un sotterraneo rettangolare che si collegava, mediante uno stretto corridoio, agli ambienti di servizio al di sotto delle gradinate. Era, ovviamente, la via d’ingresso all’arena di gladiatori e animali che davano vita allo spettacolo. Uno spettacolo cruento, che decretava la morte o la gloria, talvolta tutti e due, dei protagonisti. Chi erano costoro? Per lo più prigionieri di guerra, schiavi, condannati a morte, ma anche uomini liberi oberati dai debiti o affamati di gloria e denaro: il loro nome deriva da gladius, la piccola spada a lama corta con cui combattevano.
Mentre i teatri derivavano da quelli greci, gli anfiteatri erano costruzioni tipicamente romane, destinate a soddisfare la passione per i combattimenti, le battaglie navali, le lotte con le fiere. Erano edifici architettonicamente grandiosi e si diffusero in tutto il dominio romano, pur suscitando meno entusiasmo verso oriente.
Tornando a Eporedia, nel Medioevo l’anfiteatro venne ancora usato per assemblee pubbliche e destò l’interesse dei viaggiatori fino al Cinquecento. Più tardi, venne smantellato e usato come materiale di costruzione per i bastioni della nuova cinta urbana.