“Ci vediamo al Dora!”
Questa frase, pronunciata da aristocratici, ufficiali, viaggiatori, artisti, attori, industriali, uomini d’affari, nonché da tanti Eporediesi di passaggio per un aperitivo o un caffè, è per decenni la parola d’ordine di un’Ivrea vivace, impegnata ed elegantemente cosmopolita. E con “il Dora” s’intende quello che per decenni è stato l’Hotel Dora e Scudo di Francia: nato nel 1906 come Palazzo Ravera, contraddistinto da un’armoniosa facciata circolare e da uno splendido salone dei ricevimenti, nel 1918 viene rilavato da Armando Mosca, che conia il nuovo nome al posto del preesistente Albergo Bellavista.
Affacciato sul fiume a pochi passi dal Ponte Nuovo, il “Dora” diventa il ritrovo non soltanto del “bel mondo”, ma anche, soprattutto dagli anni Cinquanta, di quell’élite intellettuale che si raccoglie intorno alla Olivetti di Adriano. Qui è possibile incrociare dive del cinema come le sorelle Doris e Constance Dowling (“Connie” sarà l’ultimo, infelice amore di Cesare Pavese) o Lana Turner (a Ivrea per salutare “John” Enrione Perona, nativo di Chiaverano e proprietario di El Morocco, il mitico locale di New York). Qui risiedono, per periodi anche lunghi, persone di orientamenti politici e ideali eterogenei ma accomunate dalla consapevolezza di partecipare all’edificazione di una comunità di tipo nuovo. Architetti, ingegneri, poeti, scrittori, pittori e giornalisti danno vita a serate in cui le idee brillano come fuochi d’artificio. Uno di loro, Giancarlo Lunati, scrive: “All’Hotel Dora s’incontravano più teste fini che al Caffè Rosati di Roma.”
Una di queste “teste fini” è il poeta Giovanni Giudici, giunto a Ivrea come copywriter nel 1956, che all’edificio dedica pochi graziosissimi versi:
Il Dora
umile e angusta
dimora – ma è lo stesso –
alle cui soglie si affacciano a quest’ora
gli uomini di successo.
Un tempo sede anche di feste e veglioni memorabili, nonché di eventi legati al Carnevale e al Festival Jazz, oggi questo elegante edificio parla ancora di anni ruggenti, anche se vivi solo nella memoria.