Via Palestro e le origini di Ivrea

Le origini di Ivrea

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Per scoprire Ivrea passeggiando, si può senz’altro cominciare da Via Palestro, che attraversa – insieme al suo prolungamento, Via Arduino – tutto il centro storico della città. 

Le ragioni di questa centralità sono profonde. Le attuali Via Palestro e Via Arduino seguono, infatti, il tracciato del decumanus maximus dell’antica Eporedia: come testimonia – ce lo dicono gli archeologi – la strada romana che ancora corre sotto di esse a tre metri di profondità. Il Decumano collegava due Porte, la Praetoria a est (l’odierna Porta Vercelli) e la Decumana a ovest (l’attuale Piazza Gioberti o “Piazza Maretta”). Il cardo maximus – cioè la strada che nelle città romane attraversava il Decumano perpendicolarmente, formando una croce – scendeva invece dall’attuale Via Quattro Martiri e proseguiva sino al fiume, in quello che oggi è il Vicolo del Leon d’Oro. Oggi è difficile percepirne l’importanza, a causa dei cambiamenti radicali della fisionomia della città: ma di lì, è bene ricordarlo, passava la strada romana per le Gallie.

Ma quando, e perché, nacque Eporedia? L’area era parte di un ampio territorio occupato dai Salassi, popolazione celtica stanziatasi in Canavese e in tutta l’attuale Valle d’Aosta intorno al V secolo a.C. Fino a quando arrivarono i Romani: dopo una prima inattesa sconfitta, avvenuta nel 143 a.C., Appio Claudio Pulcro riuscì infatti a sconfiggerli.

I Salassi rimanevano comunque minacciosi: dopo avere consultato i Libri Sibillini, a Roma si decise quindi di fondare nella zona una colonia militare, dove probabilmente c’era già un villaggio salasso, in un luogo prominente e dal quale dominare anche il lato più stretto della Dora. Nel 100 a.C., così, nacque Eporedia. Il nome? Deriva probabilmente dalla combinazione dei termini celtici epo (cavallo) e reda (carro a quattro ruote), a conferma del fatto che questo era già un punto di sosta lungo la via per le Gallie. Il nome si trasformò poi progressivamente in Iporeia, Ivreia, fino a Ivrea.

 

 

Romana
Di secolo in secolo

Percorrere Via Palestro, allora, significa attraversare duemila anni di storia, anche se la maggior parte delle tracce sono andate perse, abbattute o interrate. È quello che succede, del resto, alle città che hanno avuto un ruolo in ogni tempo e che, per continuare a vivere, si sono trasformate. Se l’asse è romano, infatti, d’origine medievale sono molte delle case che si affacciano sulla via, quando era chiamata Magna Burgi. Prima di raggiungere “Piazza di Città”, coronata dai palazzi che hanno origine a fine Settecento (compreso quello municipale), si incontrano piazza Ottinetti, con il Museo Civico “P.A. Garda” che proprio alla storia archeologica della città dedica ampio spazio. Lo stesso museo si trova in quella che fu una caserma militare, nata al posto del Monastero medievale di Santa Chiara. Medievale è anche la Chiesa di Sant’Ulderico, più avanti, che si vuole nata da un miracolo.

Ci sono presenze barocche e neoclassiche lungo la via, e ci sono notevoli interventi ottocenteschi. Come quello del teatro “all’italiana” intitolato a Giuseppe Giacosa, un fiore all’occhiello della città a pochi metri dalla via centrale. Quando il secolo si apriva, Via Palestro aveva un altro nome, Rue de Marengo – la scritta è ancora ben visibile al numero 35, in prossimità dell’ex Farmacia Stragiotti: in omaggio alla vittoria di Napoleone sull’esercito imperiale austriaco del 14 giugno 1800. Dal 1800, per 14 anni, Ivrea infatti fu napoleonica e si chiamava Ivrèe: poiché i Francesi imposero, con i loro ordinamenti e il loro calendario, anche la loro lingua ufficiale.

Romana
Di giorno in giorno

Ma la via offre anche sensazioni più effimere, senza le quali non si può vivere. Il riflesso delle insegne sul porfido bagnato dell’acciottolato, la sera, il vociare dei bar, le bandiere di Carnevale quando arrivano a colorare tutto. E le piccole sorprese per i più attenti, uno stemma nobiliare, un fine ornamento in cotto, un balcone di ferro battuto particolarmente elegante. Tutto racconta storie di famiglie, attività, imprese, forni, botteghe, alberghi, ristoranti alcuni dei quali restano solo nella memoria, come il Tre Zecchini d’Oro, dove oggi c’è invece una libreria.

Si apprezzano testim>  Cinema Splendor-Boaro: la nuova insegna, infatti, sorretta dalle cariatidi, è stata riprodotta fedelmente in base all’originale del 1910. Con una dicitura dedicata al fondatore, l’eporediese Giuseppe Boaro, che sorprende: “il primo che diede in Italia rappresentazioni di cinematografia microscopia e raggi X nei principali teatri e nel Teatro Reale nel 1897”.

Queste vie rappresentano dunque un percorso breve ma ricchissimo, lungo il quale la città di Ivrea si racconta volentieri a tutti.