Il Duomo di Ivrea ha una storia lunghissima ed è il risultato di una complessa stratificazione di stili avvenuta nel corso dei secoli. Situata nel luogo più elevato della città, la Cattedrale sorge in un’area già dedicata al culto fin dall’epoca romana, demolita tra V e VI secolo per edificare una basilica paleocristiana.

Il nucleo della chiesa (per la quale si attinge ampiamente a materiali di epoca romana) viene poi costruito tra il 970 e il 1005 su iniziativa di un uomo che segna prof>
Discendente della nobile famiglia degli Arborio, Varmondo porta a grande splendore il culto cittadino, anche grazie allo scriptorium in cui operano copisti, disegnatori e alluminatori. Da qui provengono, per esempio, i meravigliosi codici miniati conservati oggi nella Biblioteca Capitolare (su tutti, il Sacramentarium Episcopi Warmundi del 1002).
Ma Varmondo è ricordato dai più per la strenua lotta ad Arduino, Marchese di Ivrea. Varmondo, infatti, contende ad Arduino i privilegi feudali attorno alla città, ed ottiene dall’imperatore Ottone II la facoltà di amministrare la giustizia e riscuotere tributi e mobilitare truppe. Diventa dunque vescovo-conte fedele all’imperatore. Ma Arduino, con l’appoggio di alcuni vassalli, lo caccia da Ivrea con la forza, ricevendo, come conseguenza, due ferocissime scomuniche.
Eletto nel 1002 Re d’Italia, Arduino viene poi sconfitto dal nuovo Imperatore Enrico II due anni più tardi (anche se resisterà con coraggio fino al 1014), e Varmondo può tornare nella diocesi di Ivrea. Le sue spoglie sono conservate in un’urna proprio nel Duomo di Ivrea. È dichiarato Beato nel 1857 da Pio IX.

Tornando al Duomo, a lui si deve la sua riedificazi>
La Cattedrale, a pianta longitudinale e suddivisa in tre navate, conserva dunque oggi, del periodo romanico, la cripta, l’abside, il deambulatorio superiore, i campanili e il tiburio.
Del 1464 è la sacrestia in cui sono custodite due importanti opere del piemontese Defendente Ferrari: la prima è l’Adorazione del Bambino con Santa Chiara e Clarisse, che proviene dall’ex convento di Santa Chiara di Ivrea; la seconda è l’Adorazione del Bambino col beato Varmondo, del 1521.

Nella seconda metà del Settecento prende invece il via l’ampliamento della Cattedrale con la costruzione di cappelle laterali (come quella di San Savino, oggi del SS. Sacramento, e quella dei Santi Pietro e Paolo, detta anche del Crocifisso): pur conservando la struttura romanica, la chiesa assume quindi un aspetto barocco.
Il vescovo Luigi Moreno promuove l’ultimo intervento architettonico di rilievo, destinato a trasformare l’impianto originario del complesso: nel 1853 iniziano, su disegno dell’architetto Gaetano Bertolotti, i lavori di prolungamento della Cattedrale e l’innalzamento di una nuova facciata. Quest’ultima, neoclassica, è visibilmente ispirata a quella palladiana di San Giorgio Maggiore a Venezia, con sculture del novarese Giuseppe Argenti. Si edificano anche altre cappelle laterali e un piccolo battistero.

Notevole è senz’altro la cripta, il cui nucleo risale al secolo XI. Costruito dopo che Arduino porta in città le reliquie di San Besso, l’ambiente viene ampliato nel secolo XII. Nella parte più antica presenta volte a crociera sostenute da colonnine e capitelli tronco-conici; in quella più recente, realizzata nel XII e XIII secolo e intitolata all’eporediese San Gaudenzio, si riconoscono capitelli decorati con motivi vegetali e zoomorfi e notevoli affreschi che raffigurano lo stesso San Gaudenzio, un’Annunciazione e una Vergine con Bambino attribuite a Giacomino da Ivrea, pittore attivo in Canavese nel Quattrocento.

Sempre nella cripta si trova uno dei più importanti reperti romani di Ivrea, il sarcofago del Questore Caio Atecio Valerio. Una pers>
Oggi i resti di San Besso si trovano ancora nella Cattedrale, ma, dal 1796, in una celletta dell’altare del SS. Sacramento.