Resti del Teatro romano

Un luogo da immaginare

Ascolta l'audio racconto

Non è facile evocare la grandezza di un’opera architettonica antica della quale non c’è più quasi alcuna traccia. Tuttavia, ha senso tentare per almeno una ragione: a volte, la porzione di città che nasce al posto di quell’opera la cancella, è vero, ma è anche vero che talvolta ne conserva l’andamento, la disposizione, l’impronta. Ed è bello accorgersi che c’è uno spirito, un’intuizione antica che ancora sopravvive. Insomma, si può viaggiare in orizzontale, andando lontano. E si può viaggiare in verticale, andando in profondità. 

E questo è il caso del Teatro di Eporedia. Fu completamente distrutto, ma fu anche così imponente da aver imposto la sua forma a un pezzetto della successiva Ivrea, come è stato per l’andamento curvilineo attuale e per la pendenza di Via Cattedrale e Via Peana. Percorrerle, allora, è un po’ come camminare lungo gradinate che salivano dal basso, appoggiate sulla roccia, verso la parte alta, sacra di Eporedia (quella dove c’era il Tempio di Giove e dove oggi c’è, invece, il Duomo). 

Il Teatro risale probabilmente già al I secolo d.C. e poteva contenere circa mille spettatori, e queste sono ulteriori dimostrazioni – qualora ce ne fosse bisogno – del prestigio e della forza economica della città. Si trovava dunque al centro dell’abitato, in asse tra l’attuale Piazza Duomo (a nord) e l’attuale “Piazza di Città” (a sud): si affacciava sul decumanus maximus (le attuali Via Palestro e Via Arduino) e misurava circa 70 metri di larghezza, mentre il raggio del semicerchio era di 40-50 metri. 

Come tutti i teatri romani, derivati dal modello greco, anche il Teatro di Eporedia era composto da tre parti: l’orchestra, uno spazio semicircolare centrale, a livello del terreno, riservato alle autorità (che quindi assistevano agli spettacoli da molto vicino ai protagonisti); la cavea, ossia le gradinate per il pubblico maggiore, suddivise in settori e percorribili da corridoi; la scena, ossia l’edificio monumentale che chiudeva il semicerchio e quindi fungeva, verso l’esterno, da facciata del teatro; e, verso l’interno, da fondale per gli spettacoli. Il palcoscenico vero e proprio, in cui si esibivano i protagonisti dello spettacolo, stava dunque tra questa parete e l’orchestra. 

 

Romana
Le sue impronte

Di tutto questo cosa resta? Poco o nulla. Restano tracce di queste gradinate negli scantinati di alcune case; resta una parte di quel muro che fiancheggia queste vie e contiene il giardino del Palazzo Vescovile, più in alto; restano sporgenze appoggiate sulla roccia, veri e propri “speroni” in pietra cementata e mattoni. Sono, questi, gli ultimi pezzi delle cosiddette “sostruzioni radiali”, ossia strutture che erano utilizzate per sostenere le gradinate che poggiavano sui terreni in pendenza, come questo.

Purtroppo, il Teatro romano di Eporedia lo possiamo solo immaginare. Magari aggiungendo un ultimo dettaglio, per aiutare un po’ la fantasia: in alto, in cima alle gradinate, vi era un portico che copriva tutto il pubblico, e da cui si poteva stendere un enorme telo che lo riparava anche dal sole.