L’architettura olivettiana, concentrata soprattutto nell’area che ha come centro ideale Via Jervis, con l’Unità Residenziale Est – nota anche come Hotel La Serra – compie una coraggiosa “incursione” nel centro storico della città, con un intervento dallo spiccato impatto estetico. Il complesso, commissionato dalla Olivetti per svolgere le funzioni congiunte di centro congressi e di struttura d’accoglienza, deve comprendere anche ristorante, bar, piscina, cinema, sala conferenze, sale espositive e spazi commerciali, proponendosi come nuovo fulcro della vita culturale della città.
L’area ideale viene individuata su Corso Botta e si affaccia sui Giardini Giusiana. L’ambizioso progetto viene affidato nel 1968 a due architetti al tempo poco più che trentenni, Iginio Cappai e Pietro Mainardis, e viene completato nei primi anni Settanta nonostante i rallentamenti dovuti alla scoperta di numerosi resti di epoca romana, che vengono incorporati nel progetto complessivo.
Chi sono Cappai e Mainardis? Entrambi veneziani, si sono formati (come allievi prima e assistenti poi di Franco Albini e di Ignazio Gardella) nel clima di quella “Scuola di Venezia” che afferma l’esigenza di interventi urbani dirompenti, carichi di una forte tensione civica e sociale. Il risultato è un complesso d’avanguardia con ampie superfici in cemento a vista e decisi interventi cromatici, dotato già al primo sguardo di una spiccata personalità.

La forma unica dell’edificio ricorda infatti quella di un’enorme macchina per scrivere, nella quale i tasti sono le varie unità abitative disposte su 4 piani, che sporgono dal corpo principale. I livelli inferiori, quasi interrati, ospitano i servizi collettivi quali cinema, piscina, sale conferenze; in quelli intermedi si trovano i percorsi pedonali; i livelli più alti sono invece dedicati a camere e miniappartamenti.
Ogni modulo abitativo, anche se di piccola metratura, è non solo affacciato sull’esterno, ma invita a una fruizione originale dello spazio: è infatti, grazie a una falda metallica scorrevole, scoperchiabile. Un altro elemento caratteristico di tutta la struttura sono le piccole finestre accostate a superfici vetrate molto più ampie, “pozzi di luce”, forme e dettagli che qua e là richiamano le particolarità costruttive delle barche a vela della tradizione veneziana (dunque ben note a Cappai e Mainardis). Il tutto inserito nel disegno complessivo senza togliergli omogeneità.
Infine, proprio per la sua presenza nel centro storico di Ivrea, quest’opera architettonica è uno degli elementi che cercano di mettere in dialogo le due anime della città, quella antica con le sue tradizioni profonde, e quella industriale con la sua spiccata vocazione internazionale.