Il primo edificio che mutò profondamente all’interno delle mura la fisionomia della città fu il Castello, costruito tra il 1358 e il 1395 per volere di Amedeo VI detto il Conte Verde. Sorto in posizione strategica per la difesa, nella parte più alta della città, con quattro torri ai quattro angoli che si innalzavano direttamente dal terreno, fu soprattutto residenza signorile per i conti di Savoia. La storia è generosa di cronache, che raccontano il sontuoso banchetto voluto nel 1390 dal Conte Rosso con la madre Bona di Borbone, la moglie Bona di Berry e molti cittadini eporediesi; il passaggio nel Quattro e Cinquecento di importanti nobildonne come Anna di Cipro, Jolanda di Francia, Bianca di Monferrato, Filiberta di Savoia e Menca di Braganza; la grande festa organizzata nel 1522 per il battesimo del principe Adriano di Savoia; la solenne cerimonia del 1648 organizzata da Maria Cristina di Francia – Madama Reale e vedova di Vittorio Amedeo I – per la proclamazione del giovanissimo figlio Carlo Emanuele II a nuovo duca di Savoia.
Proprio l’elegante bifora che nobilita la parete sud, quella che si affaccia sulla piazza, con i sovrastanti stemmi di casa Savoia, è una traccia preziosa del gusto cortese di un periodo storico relativamente breve. Già con il XVI e XVII secolo, infatti, a causa delle lotte tra Francesi e Spagnoli che si contendevano la città, il Castello riprese la funzione di presidio militare. Finché, nel 1676, un evento tragico mutò per sempre il suo aspetto. Un fulmine colpì la torre sud-occidentale, dove erano custodite grandi quantità di polvere da sparo: la torre esplose, le macerie caddero sulla città distruggendo decine di case e uccidendo 51 persone. Ancora oggi il Castello mostra tre torri soltanto. Dal 1750 fino al 1970, poi, la fortezza fu adibita a carcere, e questa destinazione d’uso ha oscurato per sempre la sua storia più antica e affascinante.
Ma ci sono anche altri modi per cui un castello può rimanere nella storia e nell’immaginario collettivo. Per esempio, quando la sua immagine è catturata dallo sguardo di un poeta e immortalata nei suoi versi. Al Castello di Ivrea ci ha pensato niente meno che Giosuè Carducci, nella sua ode Piemonte, scritta a Ceresole Reale nell’estate del 1890. Poche straordinarie pennellate con le quali nessuna fotografia può gareggiare:
“Ivrea la bella che le rosse torri / specchia sognando a la cerulea Dora / nel largo seno, fosca intorno è l’ombra / di re Arduino.”

Nel cortile interno hanno abitato per secoli grandezza e splendore. Quattro maniche di tre piani si inseguivano lungo i quattro lati delle mura: sale e saloni, camere per signori, per la servitù, per gli uomini di guardia. Durante i secoli di funzione carceraria, s’è perduto l’antico sfarzo ma non il fascino delle forme medievali. Sotto le formidabili torri merlate, le mura imponenti sono ancora scandite da feritoie e finestre, reggono i camminamenti di ronda oggi accessibili a tutti. Il cortile del Castello è tornato a nuova vita e ospita attività culturali di ogni tipo, appuntamenti enogastronomici, rievocazioni storiche, diventando un luogo dove passato e presente si possono incontrare.

Per chi vi accede attraverso il nuovo scalone interno, le torri del Castello e i camminamenti di ronda offrono l’occasione di ammirare uno dei panorami più belli del Piemonte. Lo sguardo da lassù abbraccia la città intera, con i tetti e i balconi del centro storico raccolto intorno al Duomo e, più lontana e discreta, sul lato opposto della Dora, l’area industriale olivettiana. E abbraccia anche l’Anfiteatro morenico d’Ivrea in tutta la sua meraviglia: inventato da successive pulsazioni del Ghiacciaio Balteo, è una corona naturale di colline tra le meglio conservate al mondo. Punteggiata di borghi, di altri castelli, di torri campanarie, sussurra al visitatore i segreti della sua storia geologica e umana.
Visitare il Castello d’Ivrea significa incontrare un carisma particolare, figlio di secoli di splendore e secoli di durezza. E significa soprattutto concedersi un volo. Dalle torri e dai camminamenti sulle mura del castello si gode uno dei panorami più suggestivi del Piemonte: sulla città ai suoi piedi e sull’Anfiteatro morenico d’Ivrea, uno dei meglio conservati al mondo, con la corona di colline lasciate dal ritiro dei ghiacciai. Natura, storia e lavorio dell’uomo in un battito di ciglia.