Torre di Santo Stefano

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Posta al termine del Lungo Dora, e quasi affacciata sul fiume, la Torre di Santo Stefano è una delle più preziose testimonianze dell’Ivrea medievale.

È in realtà un campanile in stile romanico, l’unica parte rimasta dell’abbazia benedettina di Santo Stefano, dipendente da quella di Fruttuaria di San Benigno Canavese e fondata, nel 1044, dallo stesso Guglielmo da Volpiano.

La sua è una storia tormentata: fiorente fino alla metà del Quattrocento, l’abbazia entra in una fase di abbandono che culmina con la demolizione della chiesa e di altri edifici nel 1554, ad opera dei Francesi.

Quel che resta è acquistato dal conte Baldassarre Perrone di San Martino intorno alla metà del Settecento, ma per continuare la demolizione e fare posto ai giardini del suo palazzo, oggi noto come Palazzo Giusiana. Restano in piedi soltanto il campanile e l’adiacente granaio, convertito poi in chiesa. 

Alla fine dell’Ottocento anche questa chiesa, alla quale nel frattempo si è aggiunto un fabbricato che ospita prima un’officina e poi un’osteria, viene demolita, lasciando il campanile isolato.

Questa splendida torre campanaria romanica, costruita in basso in laterizi e pietra e nella parte superiore solo in laterizi, per diminuirne il peso, è ornata da archetti pensili in cotto e illuminata da monofore, bifore e trifore che le conferiscono una particolare eleganza. Evidente è la somiglianza con il campanile della sua “casa madre”, ovvero l’abbazia benedettina di Fruttuaria.

La Torre di Santo Stefano ha dunque conosciuto nel corso dei secoli: lo splendore, il declino, un terremoto, l’artiglieria francese, un adattamento a scuderia, un altro a parte di acquedotto, per conoscere il recente e meritato restauro, che le conferisce l’aspetto attuale.