Passerella “Natale Capellaro”

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Ci sono opere che cambiano le città, o per lo meno aggiungono qualcosa di speciale a cui, poi, è impossibile rinunciare. Una di queste è certamente la Passerella “Natale Capellaro”, che dal 2013 unisce due parti della città divise dal fiume: consentendo a tutti non soltanto di raggiungerle comodamente a piedi o in bicicletta, ma anche di godere di un punto di vista su Ivrea che non ha eguali. 

Non è un caso se, a qualsiasi ora del giorno, si trovano persone di ogni età accomodate sulle sedute in legno e intente ad ammirare il paesaggio, o a leggere, o ad ascoltare musica, o semplicemente a conversare amabilmente con qualcuno. Perché sulla passerella non si passa soltanto, ma ci si ferma per godersi Ivrea in uno dei suoi aspetti più caratteristici: la posizione. Sdraiata sulla Dora e punto di convergenza delle linee tracciate dalle montagne e dall’Anfiteatro morenico, appare in tutta la sua grazia. 

Come ha scritto Salvator Gotta in un bellissimo dipinto fatto di parole: 

“I centoventi comuni, dall’alto e dal basso tendono a Ivrea come i bambini tendono l’anima e le braccia alla madre. Le quattro grandi strade non soltanto, ma i vicoli innumeri, i sentieri, i tratturi, giù per scoscendimenti rupestri, fra vigneti, per campi e lungo prode di fossati, vanno verso il capoluogo con naturale direttrice e gioconda premura, come tutte l’acque vanno verso il mare. E più ci si avvicina alla città turrita, più l’orizzonte s’allarga, ride il verde, il caratteristico verde canavesano, che pare di velluto tanto folte son l’erbe, le fronde, i muschi.”

Dedicata al geniale progettista della Olivetti Natale Capellaro, quest’opera pregevole, vagheggiata sin dalla metà del secolo scorso, è entrata spontaneamente nel cuore della città, di chi la abita o di chi la scopre per la prima volta. L’acqua in primo piano, Ivrea più lontano e il profilo naturale del paesaggio sono i grandi protagonisti di questo affaccio, che sembra quasi invitare all’introspezione. 

Un’ultima notazione: Natale Capellaro, Direttore Generale Tecnico della Olivetti, fu l’uomo che con le sue invenzioni portò l’azienda ai vertici mondiali nel settore del calcolo meccanico: famose sono ancora oggi le sue Tetractys e Divisumma 24, lanciate sul mercato alla metà degli anni Cinquanta. Intitolandogli la Passerella, Ivrea onora insieme il suo genio e la sua dedizione al lavoro.