Molto spesso le chiese sorgono in memoria di fatti straordinari, nei luoghi in cui questi fatti sono avvenuti. Guarigioni, apparizioni, rivelazioni che hanno dato vita a veri e propri culti e che le comunità si sono tramandate di generazione in generazione, attraverso i secoli. Nel caso della Chiesa di Sant’Ulderico, il fatto straordinario è addirittura una resuscitazione, risalente a più di mille anni fa.
Sebbene si presenti oggi profondamente rimaneggiata, la Chiesa di Sant’Ulderico, infatti, ha evidenti origini romaniche. Viene eretta poco dopo la canonizzazione di Ulderico, vescovo di Augusta (la città tedesca di Augsburg), avvenuta nel 993. E il legame del Santo germanico con Ivrea è dovuto appunto a un fatto straordinario. Di passaggio nel 971, Ulderico si ferma in un’osteria. Qui scopre che il figlio dei proprietari è appena venuto a mancare e lo riporta miracolosamente in vita. Sarà proprio quel bambino, una volta cresciuto e diventato sacerdote, a costruire la chiesa dove un tempo c’era stata la locanda.

L’edificio, realizzato impiegando anche materiali provenienti dal teatro romano, è completamente rivisto in stile barocco nel Settecento, e poi rimaneggiato nel 1952 per assumere l’aspetto attuale. Nella facciata in mattoni rossi della chiesa restano visibili le tracce del suo lungo passato: quelle dell’antico campanile romanico, risalente della prima metà del secolo XI; della facciata trecentesca, con i due finestroni chiusi da un arco ribassato; ancora, accanto al portale settecentesco, dell’arco a sesto acuto che anticamente incorniciava l’ingresso.
La stessa facciata viene poi arricchita con la statua di Sant’Ulderico, sistemata in alto, nel timpano triangolare. L’opera è notevole ed è realizzata dal direttore della Scuola d’Arte di Castellamonte Enrico Carmassi, una delle voci più qualificate della scultura italiana del secondo Novecento. Ancora, nel 1973, arriva il bassorilievo di marmo pugliese dello scultore Checchi di Pietrasanta, raffigurante il Cristo.
Le ricche decorazioni interne sono della fine dell’Ottocento: opera dei pittori Giovanni Stornone di Ivrea e Giovanni Silvestro di Montanaro per gli ornati, dello scultore eporediese Pietro Fietta e di Filiberto Canale per le dorature. Allo stesso periodo risalgono i grandi affreschi che raffigurano la visita di Maria a Sant’Elisabetta e Maria bambina istruita da Sant’Anna.
Pregevole è anche l’altare maggiore in marmi policromi, realizzato nel 1766 dagli artigiani Marchese e Pelagatta.

Si può cominciare con una curiosità: raramente, gli Eporediesi chiamano le loro vie e le loro piazze con il loro nome ufficiale. È uno dei retaggi di una storia lunga, affastellata di eventi, tutti importanti, tutti concentrati in uno spazio relativamente piccolo. Così è per Piazza Ferruccio Nazionale, chiamata da tutti “Piazza di Città”. Un luogo che prende l’attuale fisionomia nel XVIII secolo. Il nuovo palazzo municipale viene costruito, infatti, tra il 1758 e il 1761 e prende il posto di alcune case e dell’ospedale De Burgo: un edificio a pianta rettangolare, con una torre campanaria di 27 metri con in cima una pianta di canapa in ferro battuto, simbolo del Canavese.
La piazza è realizzata contemporaneamente e si apre su Corso Cavour dal 1826-1828, quando lo stesso corso è realizzato. Cuore del centro storico, della sua vita quotidiana e delle celebrazioni dello Storico Carnevale d’Ivrea, ancora divide via Palestro, l’antico Decumano Massimo, da via Arduino, sua prosecuzione.
Intitolata a Vittorio Emanuele I nel 1759, prende il nome di Ferruccio Nazionale alla fine della Seconda guerra mondiale, in onore del partigiano qui impiccato dai fascisti il 29 luglio 1944. Giovane operaio Olivetti classe 1922, entra con il nome di “Carmela” nella 2ª Brigata Caralli e poi nella 76ª Brigata Garibaldi. Attenta, fallendo, alla vita del cappellano militare affiliato alla X MAS: catturato, viene torturato, impiccato in piazza, e qui lasciato per lunghe ore come avvertimento a tutti. Al collo ha un cartello: “Aveva tentato con le armi di colpire la Decima”. Ferruccio Nazionale è dunque uno dei simboli della Resistenza in Canavese.
Infine, sulla piazza si affaccia la Chiesa di Sant’Ulderico: che completa, con l’elemento devozionale, il vasto insieme di storie, culture e sensibilità diverse che qui sono rappresentate e custodite.