Mensa aziendale e Circolo ricreativo

Se chi lavora è una persona, e una persona è corpo e spirito, la pausa pranzo non può essere soltanto tempo per mangiare. Né la mensa il posto in cui succede. Ed ecco questi spazi aperti alla natura, sorprendenti, dove rifocillarsi, riposare, leggere, giocare, parlare, tacere. La produttività? Cresce anche lei.

Centrale Termica

La presenza dei colori, le vetrate, una certa grazia femminile per un edificio che avrebbe una funzione esclusivamente pratica: e che invece diventa, anche per gli occhi, uno dei centri vitali dell’area. È una centrale termica che dice: c’è anche un altro tipo di energia, non meno importante, e la diffonde la bellezza.

Quartiere Castellamonte

Case per operai, case per impiegati, case per dirigenti in un medesimo quartiere, ricco di verde e bellezza. Qui le idee olivettiane risalgono la storia e ci parlano all’orecchio: “volete un poco di armonia sociale? Non dividete la città per classi, fate giocare insieme i loro figli. Come? Cominciate con i prati.”

Ex Falegnameria

Un edificio dedicato al “saper fare” che negli anni Cinquanta si trasforma: da allora, i suoi frangisole orientabili si specchiano nelle vetrate delle Officine ICO, in un gioco di riflessi che movimenta la via. L’architettura, a pensarci bene, è appunto una lunga, incessante e mai conclusa meditazione sulla luce.

Unità Residenziale Ovest “Talponia”

Un’opera architettonica che lascia a bocca aperta. Tiene insieme tutto e il contrario di tutto. È un luogo simbolo di Ivrea, ma parla tutte le lingue del mondo. Si sviluppa sotto terra, ma è luminosa. Nasce dalle astrazioni dei suoi progettisti, ma è attaccata con tutte le sue forze alla natura.

Case UCCD Olivetti

L’Ivrea olivettiana è anche l’arcipelago di abitazioni costruite dall’Ufficio Consulenza Case Dipendenti, con alla testa l’inesauribile architetto Emilio Aventino Tarpino. Più radici o più immaginazione? Come ha scritto Ludovico Quaroni, gli intellettuali olivettiani sono “impegnati a costruire una tradizione moderna”.

Camillo Olivetti

Samuel David Camillo Olivetti, figlio di Ivrea nel 1868, fonda la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere e fa volare il suo cognome sopra agli oceani. Un iniziatore, un pioniere, un uomo che tiene insieme con disinvoltura due anime che in società appaiono contrapposte: quella del capitano d’industria e quella del socialista appassionato.

Asilo nido Olivetti

Nella galassia di servizi pensati dall’azienda per i dipendenti e i loro figli, spicca l’Asilo nido Olivetti. Le grandi idee sembrano sempre idee semplici, una volta formulate. Come questa: per costruire una comunità a misura d’uomo, bisogna progettare luoghi a misura di bambino. Luoghi per crescere e fantasticare.

Fabbrica dei Mattoni Rossi

A fine Ottocento, un giovane ingegnere di nome Camillo vede una fabbrica in un prato. La vede nel senso che la immagina. E poi la costruisce, dando l’avvio, senza poterlo prevedere, alla vicenda industriale più originale del secolo che sta per nascere. Ogni volo comincia da un nido. Questo è fatto di mattoni rossi.

Centro dei Servizi Sociali

“L’uomo che vive la lunga giornata nell’officina non sigilla la sua umanità nella tuta di lavoro.” Non siamo solo quello che facciamo, parola di Adriano Olivetti. Per questo, tra colonne esagonali, pozzi di luce, piante ricercate e pareti colorate, il luogo per la cura di lavoratrici e lavoratori sembra un tempio.

Adriano Olivetti

Ci sono uomini che hanno un rapporto privilegiato con l’orizzonte, come se avessero un bisogno innato di guardare oltre, nello spazio e nel tempo. Adriano Olivetti è uno di questi, anche per come interpreta il suo ruolo di industriale, urbanista, editore, politico negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Una sua biografia si chiede in quarta di copertina: “si può essere imprenditori e rivoluzionari?” La sua vita risponde di si.

Laboratorio-Museo Tecnologic@mente

Due anime in un corpo solo: il Museo, con le sue collezioni di macchine per scrivere, di calcolatrici meccaniche ed elettroniche, di computer; e il Laboratorio, con le sue proposte didattiche rivolte alle scuole italiane. Tutto questo nel nome di Natale Capellaro, il geniale progettista che rese grande la Olivetti con le sue macchine da calcolo.