Tra le peculiarità della Olivetti figura la capacità di attrarre talenti da tutto il territorio italiano, nei più diversi campi, dalla progettazione di prodotti ed edifici, al design, alla comunicazione. Professionisti già di primo piano o, ancora più spesso, professionisti più giovani che conquistano proprio in Olivetti un prestigio nazionale e internazionale. Uno dei tanti esempi è senz’altro quello di Ottavio Cascio. Siciliano nativo di Alcamo, dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia e la laurea in Architettura al Politecnico di Milano entra in Olivetti nel 1950. In quel clima in fermento cresce rapidamente, sino a firmare progetti sempre più numerosi e importanti e contribuendo a cambiare il volto della città.
Tra i suoi molti progetti (tra i quali va ricordato anche il fulmineo restauro del Teatro Giacosa di Ivrea nel 1958), spicca nel 1955 quello della riconversione della ex falegnameria Olivetti di via Jervis. Un compito che Cascio affronta introducendo nell’edificio un elemento sia funzionale che estetico di estrema originalità: il brise-soleil, ovvero il frangisole. La facciata del complesso è infatti contraddistinta da una tripla fila di lame colorate e orientabili, realizzate in fibrocemento e sostenute da telai in metallo. Una soluzione che movimenta l’architettura dell’edificio e caratterizza in modo innovativo l’intera via Jervis, riflettendosi sulle prospicienti vetrate delle Officine ICO.
Cascio impiegherà poi le lame del frangisole come cifra compositiva in molte architetture di fabbrica a Ivrea e nell’area Olivetti di San Bernardo.