Fabbrica dei Mattoni Rossi

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Alla fine del 1893, Camillo Olivetti scrive dagli Stati Uniti alla madre: “verso la fin d’agosto faccio conto di esser a Ivrea. Se la rendita non avrà dato allora crollo maggiore dell’attuale, intendo vendere tutta la mia e intendo impiegarla nella fabbrica che sto progettando fin d’ora. So che tutti indistintamente dicono che faccio una bestialità, e forse sarà vero, ma io non sono di questo parere”.

Il risultato della sua ostinazione è una fabbrica fatta di mattoni rossi che inizia a costruire nel 1896, non lontano dalla stazione ferroviaria, su un terreno che il padre gli ha lasciato in eredità. Semplice, piccolo, essenziale, dall’aspetto simile a quello di tutte le fabbriche del tempo, il primo stabilimento Olivetti presenta una pianta rettangolare e si organizza su due piani. Un primo ampliamento, del 1899, vede l’aggiunta al corpo centrale di altri due fabbricati. È qui che nel 1908 s’insedia la Ing. C. Olivetti & C., la prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere. 

Il complesso, sobrio, lineare e solido, non ha certo tra i suoi pregi la luminosità. Tuttavia, la fabbrica è tra i primissimi edifici industriali italiani che presenta strutture portanti in cemento armato. Una lungimiranza che va nella direzione della sicurezza e della continuità produttiva, in un periodo in cui gli incendi nei luoghi di produzione erano assai frequenti. Ma che è anche un esempio della coerenza e della determinazione di Camillo Olivetti, che in poco tempo porterà l’azienda a farsi conoscere e apprezzare anche fuori dall’Italia.