Se fossimo costretti a descrivere con un solo aggettivo lo sguardo di Camillo Olivetti – uno sguardo che ci arriva nelle poche, preziose fotografie che lo ritraggono in primo piano – potremmo usare a buon diritto quello di “affilato”. Gli occhi chiari esprimono non soltanto una vaga determinazione, ma qualcosa di più: la capacità di mettere a fuoco un obiettivo, di “puntarlo”. Non può essere diverso per un uomo che nel corso della sua vita riesce a tenere insieme e “a fuoco” aspirazioni che possono apparire divergenti: da una parte, costruire e fare crescere un’impresa che generi profitti; dall’altra, dare corpo a ideali che sono inconfondibilmente socialisti.
Samuel David Camillo nasce a Ivrea il 13 agosto 1868 in una famiglia di origine ebraica e può compiere studi che a quel tempo non sono frequenti. Nel 1891 si laurea infatti in Ingegneria elettrotecnica presso il Regio Museo Industriale di Torino, il futuro Politecnico. Si reca poi a Londra, dove perfeziona l’inglese e aderisce al Partito socialista. Quindi, nel 1893, è al fianco di Galileo Ferraris al Congresso Internazionale di Elettrotecnica di Chicago. Negli Stati Uniti è anche assistente all’Università di Stanford.
Geniale progettista, torna a Ivrea e fonda una ditta che produce strumenti di misurazione elettrica, in una piccola fabbrica di mattoni rossi da lui stesso progettata nel 1896. Al contempo, non dimentica i suoi ideali socialisti e “non tralascia alcun mezzo per insinuare le sue idee alla classe operaia”, come recita una scheda intestata a suo nome presso il Commissariato di Ivrea.

Nel 1903 trasferisce l’attività – rinominata poi C.G.S. (Centimetro, Grammo, Secondo) – a Milano, mentre a Ivrea, sempre nello stesso edificio, fa nascere nel 1908 la Ing. C. Olivetti & C., Prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere. È il suo capolavoro. Forte del successo della M1, presentata nel 1911 all’Esposizione Universale di Torino, l’azienda cresce con rapidità e nove anni dopo, con la M20, si affaccia sui mercati internazionali.
Camillo sceglie e forma di persona i suoi primi operai: è autoritario ma generoso, aspetto che lo porta a garantire ai dipendenti servizi sociali all’avanguardia.
Dal 1899 è sposato con Luisa Revel, valdese, che gli dà sei figli: Elena, Adriano, Massimo, Silvia, Laura e Dino. Il secondo di essi, Adriano, è al suo fianco in azienda. Insieme riorganizzano la linea produttiva e ampliano la rete commerciale, finché nel 1938 Adriano assume la Presidenza.
Momenti drammatici sono però alle porte. Dopo l’8 settembre 1943, Camillo, ormai malato, deve lasciare Ivrea all’arrivo dei nazisti. Si rifugia nel Biellese, dove muore il 4 dicembre del 1943.
Al suo funerale, una fiumana di donne e uomini arrivati da ogni angolo del Canavese lo accompagna sotto la pioggia verso la sua ultima dimora, il cimitero ebraico di Biella.