Quartiere Castellamonte

Case per operai, case per impiegati, case per dirigenti in un medesimo quartiere, ricco di verde e bellezza. Qui le idee olivettiane risalgono la storia e ci parlano all’orecchio: “volete un poco di armonia sociale? Non dividete la città per classi, fate giocare insieme i loro figli. Come? Cominciate con i prati.”

Ex Falegnameria

Un edificio dedicato al “saper fare” che negli anni Cinquanta si trasforma: da allora, i suoi frangisole orientabili si specchiano nelle vetrate delle Officine ICO, in un gioco di riflessi che movimenta la via. L’architettura, a pensarci bene, è appunto una lunga, incessante e mai conclusa meditazione sulla luce.

Unità Residenziale Ovest “Talponia”

Un’opera architettonica che lascia a bocca aperta. Tiene insieme tutto e il contrario di tutto. È un luogo simbolo di Ivrea, ma parla tutte le lingue del mondo. Si sviluppa sotto terra, ma è luminosa. Nasce dalle astrazioni dei suoi progettisti, ma è attaccata con tutte le sue forze alla natura.

Quartieri Olivettiani

A Ivrea l’urbanista e l’architetto governano il passaggio dalla vita contadina a quella industriale. Come scrive Richard Neutra: “Possiamo avere due specie di progettazioni, una per gli usi del sabato, e dedicata alla bellezza; l’altra di vaste proporzioni e di stampo grossolano, per la supposta utilità pratica?”

Case UCCD Olivetti

L’Ivrea olivettiana è anche l’arcipelago di abitazioni costruite dall’Ufficio Consulenza Case Dipendenti, con alla testa l’inesauribile architetto Emilio Aventino Tarpino. Più radici o più immaginazione? Come ha scritto Ludovico Quaroni, gli intellettuali olivettiani sono “impegnati a costruire una tradizione moderna”.

Un volo sulla Olivetti

Riassumere in così poche parole una storia industriale come quella della Olivetti è un’impresa pressoché impossibile. Qui ti offriamo soltanto una breve cronologia che va dalle sue origini alla scomparsa di Adriano Olivetti: del periodo in cui, in sostanza, alla fabbrica è stato assegnato un ruolo inedito.

Camillo Olivetti

Samuel David Camillo Olivetti, figlio di Ivrea nel 1868, fonda la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere e fa volare il suo cognome sopra agli oceani. Un iniziatore, un pioniere, un uomo che tiene insieme con disinvoltura due anime che in società appaiono contrapposte: quella del capitano d’industria e quella del socialista appassionato.

Asilo nido Olivetti

Nella galassia di servizi pensati dall’azienda per i dipendenti e i loro figli, spicca l’Asilo nido Olivetti. Le grandi idee sembrano sempre idee semplici, una volta formulate. Come questa: per costruire una comunità a misura d’uomo, bisogna progettare luoghi a misura di bambino. Luoghi per crescere e fantasticare.

Fabbrica dei Mattoni Rossi

A fine Ottocento, un giovane ingegnere di nome Camillo vede una fabbrica in un prato. La vede nel senso che la immagina. E poi la costruisce, dando l’avvio, senza poterlo prevedere, alla vicenda industriale più originale del secolo che sta per nascere. Ogni volo comincia da un nido. Questo è fatto di mattoni rossi.

Centro dei Servizi Sociali

“L’uomo che vive la lunga giornata nell’officina non sigilla la sua umanità nella tuta di lavoro.” Non siamo solo quello che facciamo, parola di Adriano Olivetti. Per questo, tra colonne esagonali, pozzi di luce, piante ricercate e pareti colorate, il luogo per la cura di lavoratrici e lavoratori sembra un tempio.

Officine ICO

“Alla luce del sole”, si dice di qualcosa che non ha segreti: come il lavoro in queste officine trasparenti, con le pareti in vetro, conosciute in tutto il mondo. Nate dal rovello del giovane Adriano Olivetti industriale: “la fabbrica per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica”. E il messaggio vale più del monumento.

Adriano Olivetti

Ci sono uomini che hanno un rapporto privilegiato con l’orizzonte, come se avessero un bisogno innato di guardare oltre, nello spazio e nel tempo. Adriano Olivetti è uno di questi, anche per come interpreta il suo ruolo di industriale, urbanista, editore, politico negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Una sua biografia si chiede in quarta di copertina: “si può essere imprenditori e rivoluzionari?” La sua vita risponde di si.