Dopo il nucleo del Quartiere Castellamonte, allo sviluppo residenziale avviato da Adriano Olivetti partecipa il meglio dell’architettura italiana. Il primo frutto di questo straordinario lavoro a più mani, che sarà destinato a proseguire fino alla fine degli anni Settanta, è il quartiere denominato Canton Vesco. Posto in origine alla periferia sud della città, si sviluppa intorno a una casa per operai progettata nel 1943 dal mantovano Ugo Sissa, immerso nel dibattito razionalista e in seguito autore del negozio Olivetti a Roma. Nel dopoguerra, a questo edificio se ne aggiungeranno altri, firmati da importanti architetti quali Italo Lauro, Volfango Frankl, Giuseppe Mario Oliveri, Marcello Nizzoli e il milanese Annibale Fiocchi (capo dell’Ufficio Tecnico Olivetti).
Nel 1977, al termine del suo sviluppo, il quartiere – edificato dapprima a spese dell’azienda e poi grazie anche ai finanziamenti di INA-Casa e dell’Istituto Autonomo Case Popolari – presenterà diversi tipi di abitazioni: case a 3 piani; a schiera a 2 piani con alloggi duplex; a 4 piani. Gli ultimi interventi, conclusi nel 1977 su progetto di Ottavio Cascio ed Emilio Aventino Tarpino, comprendono anche due edifici di 7 piani, più lontani dall’impostazione del resto dell’area.
Canton Vesco si ispira al modello britannico o scandinavo: è concepito in modo da essere semi-autonomo, prevedendo anche asilo nido, scuola, chiesa, servizi sociali e attività commerciali. Testimonia dunque il passaggio dal razionalismo “ortodosso” verso un più calibrato inserimento nell’ambiente circostante. D’impronta razionalista sono sicuramente, oltre alle unità abitative, anche la scuola elementare, progetto del romano Ludovico Quaroni, e l’asilo nido, firmato a metà anni Cinquanta dall’architetto, anch’egli romano, Mario Ridolfi, sebbene quest’ultimo complesso, per l’originalità del disegno (ringhiere, ponticello in giardino, scala a chiocciola) e dei materiali (pietra a vista, legno, mattoni forati) si distingua nel panorama delle architetture olivettiane. La chiesa, poi, costruita su progetto di Nizzoli e Oliveri, è particolarmente coraggiosa ed è uno degli elementi più riconoscibili dell’architettura olivettiana e del suo tentativo di “costruire una tradizione moderna”.
La collaborazione tra Marcello Nizzoli e Annibale Fiocchi è alla base anche dell’edificazione, tra il 1949 e il 1953, del quartiere residenziale INA-Casa per dipendenti Olivetti in località Canton Vigna. Qui si trovano edifici di tre diverse tipologie, circondati negli anni da altri complessi. Per il completamento di quest’area residenziale, la Olivetti ricorre anche all’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) di Torino, fornendo gratuitamente progetto e assistenza tecnica.
Agli anni tra il 1957 e il 1975 risale invece il quartiere Bellavista, pensato per accogliere ben 4.000 persone ed essere dotato di ampie aree verdi. Costruito in due fasi (1957-69 e 1970-75) su un’area di 320.000 mq, è un progetto dell’architetto veneto Luigi Piccinato, considerato il padre della moderna urbanistica italiana. Delimitato da una strada perimetrale che dà accesso sia alle abitazioni che alle infrastrutture sociali, commerciali, sportive, religiose e scolastiche, il complesso viene realizzato, oltre che a spese della Olivetti, grazie ai fondi dei piani INA-Casa, a cooperative di dipendenti con l’Istituto Autonomo Case Popolari, al finanziamento Gescal, e poi completato sempre da Gescal su terreni ceduti dalla Olivetti a condizioni di favore.
Tra il 1958 e il 1962 viene costruito un altro insediamento residenziale a est di Canton Vesco, nell’area denominata La Sacca: qui sorgeranno in seguito varie costruzioni di cooperative di dipendenti Olivetti.