Officine ICO

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Nel 1933 Adriano Olivetti visita la Triennale di Milano. Qui rimane colpito dalla “Villa-studio per un artista”, un piccolo edificio progettato da due giovani architetti: Luigi Figini e Gino Pollini. Proprio a loro decide di affidare il progetto di ampliamento della fabbrica paterna, che si è reso necessario con la crescita della produzione e del numero di lavoratori.

Luigi Figini e Gino Pollini hanno 30 anni. Nati entrambi nel 1903 (il primo a Milano, il secondo a Rovereto), si sono laureati al Politecnico di Milano, hanno fondato con altri studenti il “Gruppo 7” per incoraggiare un rinnovamento in senso avanguardistico dell’architettura italiana e hanno appena aperto insieme il loro studio.

La scelta di Adriano Olivetti è dunque coraggiosa. E, come spesso accade all’ingegnere di Ivrea, giovane anche lui, lungimirante. È l’inizio, infatti, di una collaborazione che durerà nel tempo e che toccherà svariati campi: quelli dell’architettura industriale, residenziale e sociale, dell’urbanistica e del design industriale. 

Figini e Pollini sono immersi nel dibattito europeo, ispirati da Gropius, van der Rohe, Le Corbusier e seguaci del razionalismo: una prospettiva che consente loro di aprire nuove strade e superare, come in questo caso, l’idea dell’officina massiccia, opprimente, poco luminosa e isolata dall’ambiente circostante. 

 

La morale del profitto
Primo ampliamento

(1934-1936). Nel corpo della vecchia Fabbrica dei Mattoni rossi, costruita da Camillo Olivetti alla fine dell’Ottocento, e “ottocentesca” in tutto e per tutto, si innesta non soltanto un corpo nuovo, ma anche un nuovo secolo, una nuova idea di fabbrica. Architetti e committenza cominciano a interrogarsi su questioni nuove, che riguardano la qualità della vita del lavoratore, in un contesto che dovrà ospitare, per altro, la produzione in serie. A partire dalla luce, che in tutto l’edificio e nei suoi progressivi ampliamenti è l’assoluta protagonista.

I lavori si sviluppano lungo via Castellamonte, l’attuale via Jervis. Magazzini e servizi sono ospitati nel vecchio edificio di mattoni, mentre officina e uffici trovano spazio nella nuova costruzione. Il complesso è disposto su tre piani fuori terra ed è collegato alla vecchia fabbrica da una passerella in calcestruzzo tamponata in vetro. Proprio questa passerella è uno dei momenti più caratteristici, famosi, iconici dell’architettura olivettiana. L’edificio è percorso da ampie finestre a nastro che lo rendono particolarmente luminoso: un decisivo passo avanti sia per le esigenze produttive, sia per le condizioni di lavoro. Un ampio salone con copertura a shed ospita la nuova officina.

La morale del profitto
Secondo ampliamento

(1937-1939). La continua crescita dimensionale dell’azienda richiede sempre nuovi spazi, che vengono costruiti ancora lungo la via. La quale, però, ha un andamento irregolare: ecco che i corpi della nuova fabbrica si adattano, creando uno slargo nel quale viene collocata la portineria. L’elemento vetro diventa dominante, ricopre tutta la facciata senza soluzione di continuità. Sono anzi due le vetrate parallele, una a 50 centimetri dall’altra, che si rincorrono per tutta la lunghezza dell’edificio: una soluzione sorprendente quanto funzionale, che riduce la dispersione di calore in inverno e consente una migliore aerazione in estate. Anche qui le parti murarie sono rivestite di tessere in gres ceramico, chiare. L’obiettivo di un ambiente di lavoro attraversato dalla luce naturale, aperto sul paesaggio esterno, è pienamente raggiunto e trova finalmente la sua massima espressione. È la risposta dell’architettura a una domanda: come fare della fabbrica un ambiente che non sia un congegno di sofferenza?

La morale del profitto
Terzo ampliamento

(1939-1941). Si tratta del prolungamento delle Officine ICO di oltre 100 metri, sempre per dare alloggio a una produzione che cresce d’intensità e che farà della Olivetti, anno dopo anno, un’azienda leader nel suo campo a livello internazionale. Se questo prolungamento dalla via è pressoché invisibile, in assoluta continuità con l’ampliamento precedente, sul lato opposto presenta frangisole in calcestruzzo che sono tra gli elementi architettonici più ammirati dell’intera fabbrica.

In questa fase della progettazione viene anche reinventato l’ampio salone con copertura a shed realizzato precedentemente. Nasce così, come lo conosciamo oggi, il Salone dei 2000, con le sue rampe di collegamento fra ampliamenti, con il suo ampio spazio che ospiterà i momenti più significativi della vita sociale della fabbrica: dai discorsi di Adriano Olivetti, alla premiazione delle Spille d’Oro (i dipendenti che giungono al venticinquesimo anno di lavoro in azienda), ad alcune attività culturali o di intrattenimento. È anche il salone dove è collocata nel 1948 la statua dedicata al fondatore Camillo, opera dello scultore Mirko Basaldella.

La morale del profitto
Quarto ampliamento

(1955-1958). Pur nel segno della continuità con i tre precedenti, questo ultimo ampliamento, detto anche Nuova ICO, è attraversato da una maggiore vivacità: frutto, anche, della collaborazione dell’architetto napoletano Eduardo Vittoria, che si aggiunge al gruppo di lavoro portando un certo afflato “mediterraneo”. A cominciare dalla copertura di questo enorme edificio a pianta quadrata, una soluzione innovativa che è di per sé uno degli elementi di maggiore interesse architettonico di tutta l’area: imponente quanto leggera, questa copertura è composta da venti lucernari parzialmente apribili, che consentono il necessario ricambio dell’aria appesantita dal lavoro meccanico. Essa unisce, perciò, funzionalità e bellezza.

Notevoli sono anche gli interventi cromatici sulle torri degli ascensori, in ceramica gialla, e le grandi fioriere a sbalzo che corrono lungo i piani, regalando un aspetto quanto meno originale a quella che è e resta, a tutti gli effetti, un’officina per le lavorazioni meccaniche.

Dai primi anni Duemila quest’area ospita sia la sede del Polo Universitario Officina H, con la facoltà di Scienze Infermieristiche, sia una grande sala polivalente utilizzata per spettacoli e convegni.