Un volo sulla Olivetti

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Riassumere in così poche parole una storia industriale come quella della Olivetti è un’impresa pressoché impossibile. Qui ti offriamo soltanto una breve cronologia che va dalle sue origini alla scomparsa di Adriano Olivetti: del periodo in cui, in sostanza, alla fabbrica è stato assegnato un ruolo inedito. Ti invitiamo ad approfondire anche altrove la conoscenza di questa storia industriale così entusiasmante, che va al di là della chiave di lettura e della parentesi temporale che noi qui ti proponiamo.

La società “Camillo Olivetti & C. Prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere” nasce a Ivrea nel 1908. All’Esposizione Universale di Torino del 1911 presenta la M1 e negli anni successivi cresce notevolmente.

Con la Grande Guerra la fabbrica partecipa allo sforzo bellico. Alla fine del conflitto esce la M20, vengono ampliati gli stabilimenti e aperte le prime agenzie estere. Ma la concorrenza americana e tedesca si fa pressante.

Adriano Olivetti nel 1925 studia negli Stati Uniti le moderne tecniche della produzione in serie: al ritorno, organizza il lavoro secondo processi standardizzati.

Escono la M40 e la portatile MP1, mentre l’azienda rafforza la protezione sociale dei suoi dipendenti.

Nel 1932 Adriano è Direttore generale: affida agli architetti Luigi Figini e Gino Pollini la progettazione dei primi ampliamenti delle Officine ICO e del Quartiere Castellamonte.

Nel 1933 l’azienda produce circa 24.000 macchine l’anno (più di un terzo sono portatili), ha oltre 800 dipendenti, vale più del 50% del mercato italiano ed è in quasi tutti i mercati internazionali.

La Olivetti entra nel settore del calcolo meccanico. Con l’arrivo della Seconda guerra mondiale, è ausiliaria all’attività bellica: con 4.200 dipendenti, produce circa 33.000 macchine per scrivere e 2.500 macchine da calcolo l’anno. Il 17% della produzione è esportato.

Dopo la guerra l’azienda decolla. Dal 1950 la Lettera 22 conquista il mercato. Nel 1956 escono le macchine da calcolo progettate da Natale Capellaro e disegnate da Marcello Nizzoli: la Tetractys  e la Divisumma 24, che supera il milione di esemplari venduti nel mondo.

Negli Stati Uniti nasce la Olivetti Corporation of America con sede a New York.

A Barbaricina, vicino Pisa, nasce il Laboratorio di ricerche elettroniche Olivetti, guidato dall’ingegnere italo-cinese Mario Tchou e presto trasferito a Borgo Lombardo: nel 1959, il primo calcolatore elettronico Elea 9003 è presentato al Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Nel 1959 la Olivetti conta ormai 26.600 dipendenti (il 44% all’estero). In più, acquisisce il controllo della Underwood: operazione rischiosa che apre le porte del mercato americano.

La scomparsa di Adriano Olivetti, nel 1960, arriva in un momento cruciale: l’operazione Underwood con tutte le sue incognite, la transizione tecnologica dalla meccanica all’elettronica.

Nel 1962 crolla il titolo Olivetti. Il gruppo d’intervento (FIAT, Pirelli, IMI, Mediobanca, Centrale), ricapitalizza ponendo come condizione la cessione della Divisione Elettronica all’americana General Electric.

Nel 1964 un gruppo di progettisti, diretti dall’ingegner Pier Giorgio Perotto, completa comunque il prototipo della P101, considerata il primo personal computer al mondo. Con il design di Mario Bellini, nel 1965 è presentata alla Fiera di New York. La NASA ne acquista 60 esemplari che saranno di supporto al primo volo dell’uomo sulla Luna.