Percorrere il tratto eporediese della Via Francigena significa anche incontrare la storia di un pellegrino d’eccezione, che proprio qui terminò il suo percorso terreno per legare il suo nome alla città e alla memoria collettiva. Nel Duomo di Ivrea, infatti, sotto l’altare della prima cappella della navata sinistra, si conservano le spoglie di Taddeo McCarthy: figura irlandese del Quattrocento la cui vicenda personale si intreccia con la grande stagione dei pellegrinaggi europei. Nato intorno al 1455 nel West Cork, la sua vita fu segnata da conflitti ecclesiastici e da un lungo cammino attraverso l’Europa, in un tempo in cui la dimensione religiosa, politica e giuridica erano strettamente connesse.
Nominato vescovo di Ross nel 1482, si trovò subito in difficoltà: la sede era già occupata da un altro presule, che ne contestò la legittimità fino a farlo condannare e allontanare. Costretto all’esilio, McCarthy intraprese il viaggio verso Roma per rivendicare i propri diritti. Ottenne il riconoscimento della sua posizione e una nuova nomina episcopale, ma anche questa volta la sede risultò occupata da un usurpatore. Fu quindi costretto a un secondo viaggio. Sulla via del ritorno, seguendo il sistema di percorsi che oggi associamo alla Francigena, giunse in condizioni di salute ormai compromesse alla volta di Ivrea. Qui chiese ospitalità non come vescovo, ma come semplice pellegrino, e venne accolto presso l’antico Ospedale dei Vigintiuno, struttura di ricovero per viandanti e poveri situata nel tessuto urbano medievale della città. E qui si spense tra il 24 e il 25 ottobre 1492.
La tradizione racconta che l’anello episcopale, simbolo della sua dignità, venne ritrovato solo dopo la morte e conservato dai vescovi di Ivrea come segno della sua memoria. La sua sepoltura nel Duomo divenne rapidamente oggetto di devozione popolare, alimentando racconti di grazie e di intercessioni che si diffusero nei secoli successivi. Taddeo McCarthy venne riconosciuto ufficialmente come Beato alla fine dell’Ottocento, consolidando una venerazione che non si è mai interrotta del tutto. Ancora oggi la sua tomba è una delle testimonianze più significative della presenza dei pellegrini a Ivrea e della funzione della città come punto di accoglienza lungo le antiche vie di transito.
La stessa data della sua morte, considerata convenzionalmente come la fine del Medioevo, lo colloca in un’epoca di trasformazione profonda: mentre le reti medievali della mobilità religiosa continuavano a funzionare, l’Europa stava già entrando in una fase di cambiamento che avrebbe modificato i suoi equilibri politici e geografici. La morte di McCarthy a Ivrea, dentro un ospedale per pellegrini, nell’anno della scoperta dell’America, restituisce così l’immagine potente del passaggio tra la lunga eredità medievale e le nuove traiettorie della modernità.