Il territorio al cui centro sorge Ivrea è un teatro naturale. Si presenta come un gradevole paesaggio composto da un fiume – la Dora Baltea –, una manciata di laghi e una cerchia di morbide colline, sulle quali domina la rettilinea e inconfondibile Serra. Ma in realtà è molto di più. Come il termine “morenico” suggerisce, tutto ciò che vediamo è opera di un unico, immenso ghiacciaio: il Ghiacciaio Balteo. Il risultato della sua opera, durata quasi un milione di anni, è un anfiteatro dalla forma vagamente pentagonale che si estende per oltre 500 kmq, con una lunghezza di 27 km e un’ampiezza massima di 31 km, il tutto tra 213 e 939 metri sul livello del mare.
Più di un aspetto lo rende unico. Tra questi, il fatto di essere la parte finale della sola incisione che incrocia tutti e quattro i sistemi rocciosi che compongono le Alpi (Sudalpino, Australpino, Pennidico, Elvetico), il che permette di ritrovare oggi nell’Anfiteatro un’ineguagliabile varietà di depositi rocciosi: da graniti, dioriti, gneiss, scisti e quarziti fino ai marmi. Per la conseguente capacità di “raccontare” le sue vicende geologiche, l’Anfiteatro Morenico d’Ivrea è stato analizzato e ammirato fin dal XIX secolo, portando gli studiosi già nel 1890 a definirlo “il più grandioso degli anfiteatri glaciali d’Europa”.