Chiesa di San Nicola da Tolentino

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Sebbene si presenti in una veste barocca, le sue origini risalgono a molto prima del Seicento. Si deve infatti a frate Giacobino da Cremona, giunto a Ivrea nel 1275 per vivervi da recluso, l’impulso alla costruzione, nei pressi dell’attuale chiesa, di una cappella dedicata alla SS. Trinità. Qui prende il via nel 1399 la storia della più antica Confraternita di Ivrea, i cui disciplinati, anche detti “battuti”, sono vestiti di un saio e recano in mano un flagello. La Confraternita si vota alla devozione del Santo marchigiano Nicola da Tolentino nel 1470, poco dopo la sua canonizzazione. Dal 1640, poi, assiste anche i carcerati e i condannati a morte, dedicandosi anche al culto di San Giovanni Battista decollato.

Nel frattempo si è deciso di sostituire la cappella con una nuova chiesa. La prima pietra è posta nel 1605, nel terzo centenario della morte di San Nicola da Tolentino. I lavori durano 7 anni. Il coro arriva nel 1627, ma gli abbellimenti proseguono per tutto il secolo. All’inizio del Settecento risale il campanile, mentre il pregevole organo a canne è ottocentesco.

Molto sobrio all’esterno, all’interno l’edificio è particolarmente ricco. La navata con volta a botte, suddivisa in tre campate, è abbellita da cappelle laterali con altari in marmi policromi e coretti lignei scolpiti. Scenografici marmi e stucchi incorniciano gli affreschi sulla vita di San Nicola, dipinti tra il 1683 e il 1694 da Cesare Chiala. Gli stalli del coro, magnifico esempio di arte lignaria realizzato dall’ebanista Francesco Mabrito, sono ornati da braccioli a forma di drago e impreziositi da 33 riquadri sempre raffiguranti la vita del Santo.

Tipicamente barocca è anche la sontuosa “macchina d’altare” lignea. Al centro, si trova la statua di un angelo che regge in un vassoio la testa del Battista; ai lati, San Guglielmo d’Aquitania e il vescovo San Simpliciano; nella parte superiore, un notevole dipinto della Vergine col Bambino, attribuito a Giuseppe Giovenone il Giovane. La “macchina d’altare” è completata da un gruppo scultoreo raffigurante l’Incoronazione della Vergine, proveniente dalla preesistente cappella.

Una curiosità: l’edificio è anche noto a Ivrea come “chiesa della bomba”. Fino a pochi anni fa, infatti, vi si trovava il simulacro di un ordigno pendente dal soffitto, a ricordare un evento miracoloso accaduto nel 1704, durante l’assedio della città da parte dei Francesi: in quell’anno, una bomba sfonda il tetto dell’edificio ma rimane fortunatamente inesplosa.

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