Quartiere Castellamonte

Le sfide della contemporaneità

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Il Quartiere Castellamonte è importante perché è l’esempio plastico di cosa voglia dire saper governare i processi economici e sociali che trasformano le società, utilizzando gli strumenti dell’urbanistica e dell’architettura. Negli anni in cui viene costruito il quartiere, infatti, Ivrea sta diventando a grandi passi una città industriale e deve rispondere a domande nuove. Cambia la composizione sociale della città, cambia la sua struttura economica, cambia tutto: e non basta rispondere a quelle domande, occorre anche immaginare le prossime e anticiparle. Il Quartiere Castellamonte è il primo frutto di questa capacità di anticipazione. Adriano Olivetti definirà “codismo”, invece, quell’attitudine – assai più diffusa in Italia – a vivere in continua emergenza, a non avere visioni di lungo periodo, ad adottare soltanto provvedimenti dettati da necessità immediate e, dunque, di corto respiro. Anche in campo urbanistico.       

 

 

Concerto per urbanisti
Case per famiglie numerose

Già Camillo Olivetti fa costruire le prime 6 case unifamiliari, benché di tipo tradizionale, nel 1926, nell’area che prenderà il nome di Borgo Olivetti. È questo il punto di partenza di un’attività poi proseguita dal figlio Adriano e che nel complesso vedrà l’azienda costruire, anche in collaborazione con gli enti pubblici, centinaia di unità abitative.

Di questo processo fanno parte ben tre Piani Regolatori – il primo del 1938 e l’ultimo del 1959 – tutti di grande importanza nella storia dell’urbanistica non solo italiana. In essi è evidente l’idea di sviluppare una comunità di tipo nuovo e “a misura d’uomo”, anche grazie all’integrazione di saperi e discipline diverse. A questi progetti lavorano, infatti, architetti, antropologi, sociologi, psicologi, agronomi, economisti, geografi. Nascono idee innovative come la crescita “a grappolo”, che mantiene il contatto tra unità residenziali e ambiente naturale; l’organizzazione di complessi abitativi che non diano luogo a invalicabili divisioni di classe; un quadro ambientale capace di produrre un impatto positivo sulle persone, anche di tipo psicologico.

Per dare il via al progetto del quartiere Castellamonte, in un anno molto difficile come il 1940, Adriano Olivetti incarica ancora una volta gli architetti milanesi Luigi Figini e Gino Pollini, già autori dei primi ampliamenti della fabbrica. Visibilmente ispirate alle idee di Le Corbusier, arrivano le Case per famiglie numerose: un nucleo di abitazioni a schiera destinate, appunto, ai dipendenti con grandi nuclei familiari. Gli appartamenti, di ampie dimensioni e disposti su 3 livelli, sono aperti sul giardino e godono tutti di un’ottima esposizione alla luce. Case che non hanno nulla, evidentemente, dei grande “alveari” di cemento che in quegli anni danno vita ai quartieri operai delle città industriali.

Concerto per urbanisti
Un'inedita "vicinanza sociale"

Nel 1950, Adriano sceglie per integrare il progetto due altri importanti autori. Si tratta dell’emiliano Marcello Nizzoli, architetto, artista e storico designer olivettiano (firma tra l’altro la “mitica” Lettera 22, poi premiata con il Compasso d’Oro nel 1954), e dell’artista e architetto palermitano Giuseppe Mario Oliveri. Nascono così le Case per dirigenti, 6 villette unifamiliari a base rettangolare su un solo piano, rivestite in pietra e intonaco bianco, con autorimessa e grande giardino alberato. Sono case dal disegno ancora estremamente attuale, frutto di uno studio febbrile, che porta gli autori a elaborare oltre 100 bozzetti in un solo anno, ispirati ai lavori di Le Corbusier, Wright, Gropius.

Sempre nel 1950, Nizzoli e Oliveri danno vita anche alle Case quattro alloggi: due strutture con 4 appartamenti per unità. Grazie all’impiego di livelli sfalsati, il piano rialzato gode di un giardino privato e quello superiore di un grande terrazzo.

A partire dal 1954, gli stessi architetti completano poi il quartiere con l’innovativo progetto dell’edificio plurifamiliare Edificio 18 alloggi, contraddistinto dalle stesse “iconiche” linee spezzate che Nizzoli impiega nei progetti grafici e nel design dei prodotti industriali Olivetti. Composto da 3 blocchi, il complesso presenta diverse soluzioni originali: le pieghe a ventaglio sul lato nord, i klinker blu nel blocco centrale, i pilastri rivestiti da tesserine di ceramica in diversi colori, la vasca di sabbia per i giochi dei bambini, il pregevole mosaico disegnato dallo stesso Nizzoli.

Un ultimo aspetto di grande importanza è quello economico. In fase di acquisizione degli alloggi, infatti, i dipendenti Olivetti possono godere di accordi estremamente favorevoli: un ulteriore tassello di quel welfare aziendale che è uno dei fiori all’occhiello dell’industria eporediese.