Centro Studi ed Esperienze

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L’area in cui sorge il Centro Studi ed Esperienze — il laboratorio in cui nascevano i nuovi prodotti, precipitato di ricerca scientifica, design, tecnica e arte — si trova a pochi passi dalla Mensa Centrale e dal Circolo Ricreativo, oltre che dalla Biblioteca Centrale, sul lato opposto di Via Jervis. Alla Olivetti, il luogo della produzione confinava con quello della formazione, dell’incontro, del tempo libero, della cultura. Questo è un buon “punto di vista” sulla straordinaria ampiezza delle politiche culturali dell’azienda. Un aggettivo serve davvero: inesauribili. Riviste, biblioteche, mostre, dibattiti, concerti, teatro, cinema, conferenze specialistiche, attività ricreative, borse di studio, corsi, viaggi culturali, colonie per i figli dei dipendenti, concorsi artistici e fotografici. Una quantità di iniziative impressionante per varietà, qualità e continuità, resa disponibile a tutti, quasi sempre gratuitamente. Non un ornamento aziendale, ma una vera infrastruttura culturale diffusa e di respiro internazionale.

 

 

La virtù liberatrice della cultura
Il clima culturale

Basta aprire a caso un qualsiasi numero della rivista aziendale mensile Notizie Olivetti per restare colpiti. Prendiamo, per esempio, il numero 41 dell’ottobre 1956. Un corrispondente racconta la curiosità dei passanti davanti al nuovo negozio Olivetti sulla Quinta Strada, dove la Lettera 22 è esposta all’esterno del negozio, come un’opera d’arte più che come un prodotto commerciale. Ancora: il reportage dalla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, alla quale Olivetti fornisce 150 macchine per scrivere, con Alberto Sordi ritratto mentre scopre la Lettera 22: racconto di un viaggio culturale in Sardegna di tre giovani dipendenti; un lungo saggio di Orio Vergani dedicato a Giuseppe Giacosa; le recensioni di La bufera e altro di Eugenio Montale e di Fuochi fatui di Camillo Sbarbaro; la biografia La vita di Sir Arthur Conan Doyle di John Dickson Carr; il bollettino dei nuovi acquisti della biblioteca centrale; la Festa d’Autunno nel quartiere di Canton Vesco, tra gare sportive, danze e castagnate; il concorso per architetti destinato alla progettazione della colonia montana Olivetti; un concorso fotografico dedicato alle vacanze dei lettori; le borse di studio universitarie elargite dall’azienda; la foto con alcuni dei 300 bambini ospitati nella colonia di Monteluco di Spoleto; la gita a Colonia all’Esposizione Internazionale organizzata dalla sezione fotografica del Gruppo Sportivo Ricreativo Olivetti.

 

La virtù liberatrice della cultura
L'edificio

Ma veniamo finalmente al Centro Studi ed Esperienze, da molti Eporediesi chiamato simpaticamente “casa blu”. Qualcuno ha spiegato che il classico è “ciò che esonera dal contemporaneo”. E che, proprio per questo, parla un linguaggio universale e mai datato. Succede anche in architettura, come nel caso di questo edificio che è riuscito a fermare il tempo. Quello che lo storico dell’arte Riccardo Musatti definì “un’opera di alta letteratura architettonica”, ossia il Centro Studi ed Esperienze, nasce all’inizio degli anni Cinquanta sotto la diretta supervisione di Adriano Olivetti. In un’azienda proiettata verso l’innovazione e la ricerca, è sempre più forte l’esigenza di concentrare le attività di studio e progettazione dei prodotti in uno spazio unico, separato anche fisicamente dagli altri: uno spazio dove il lavoro segua ritmi e logiche differenti da quelli del resto della fabbrica. Per questo progetto così lontano dalla tradizione degli stabilimenti industriali, Olivetti sceglie un architetto giovane e aperto alle novità: il napoletano ventottenne Eduardo Vittoria. Il progetto è avviato nel 1951 e viene poi realizzato con grande rapidità tra il 1954 e il 1955.

L’edificio presenta una pianta a croce, con un corpo centrale che ospita i servizi generali, un ampio vano scale a sviluppo romboidale e uno spettacolare lucernario vetrato. Da questo centro ideale si diramano quattro bracci, ognuno diverso per forma e dimensioni, dedicati allo sviluppo delle quattro tipologie fondamentali di prodotti Olivetti: macchine per scrivere, macchine da calcolo, macchine contabili, telescriventi.

Appare subito evidente che con il Centro Studi ed Esperienze l’architettura olivettiana imbocca una strada nuova, capace di portare i riferimenti a maestri come Frank Lloyd Wright e Ludwig Mies van der Rohe nel campo dell’architettura industriale.

Insieme alle terrazze, alle grandi vetrate, alle balconate, il cuore del progetto di Eduardo Vittoria è il colore: piastrelle dal blu scuro all’azzurro s’inseriscono in ambienti ampi e vivaci, creando un effetto di apertura e luminosità che non è esagerato definire “mediterraneo”. Un’impronta che verrà pienamente rispettata anche dall’ampliamento progettato da Ottavio Cascio a partire dal 1965, tanto che è quasi impossibile distinguere il corpo originario dagli interventi successivi.