La nuova, grande rampa progettata dall’architetto Francesco Bermond Des Ambrois, che sale lungo la cinta muraria medievale di Ivrea nel punto più vicino al Castello, consente l’apertura di un vicolo che, proprio attraversando le mura, unisce parte alta e parte bassa della città. Il Vicolo del Castello, inoltre, rende finalmente libero il cammino in un fazzoletto di terra in cui la storia ha lasciato testimonianze grandiose: da una parte, l’enorme e iconico maniero, costruito dal 1358 da Amedeo VI di Savoia a scopo difensivo e dimostrativo, per dare segno della sua potenza; dall’altra, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che non ha eguali per la sua capacità di raccontare la stratificazione di stili che si sono succeduti nel corso dei secoli. Torri, merletti, maestosità e potenza su un lato; campanili romanici, campane, abside, deambulatorio, Chiostro dei Canonici, spiritualità e raccoglimento sull’altro: non è un caso se questo è uno dei tratti più significativi ed emozionanti della via Francigena.
La nuova scala, dunque, salendo spirale lungo i bastioni e aprendo il passaggio alle persone dove sembrava impossibile farlo, ne ribalta in qualche modo il significato: se un tempo era quello del dominio, oggi diventa quello dell’inclusione. Si tratta di un’opera il cui scheletro in ferro ha base quadrata, rivestita di assi di castagno termo-trattate disposti orizzontalmente e distanziati l’una dall’altra per lasciare libero lo sguardo verso l’esterno. Questo particolare effetto di tessitura di pieni e di vuoti conferisce alla scala l’aspetto quasi di “quinta torre” del Castello soprastante. Essa inoltre, privilegiando la lunghezza rispetto alla pendenza, trasforma la salita in una piacevole passeggiata che porta a uno spettacolare affaccio sulla Valle d’Aosta.

Nel suo complesso, Vicolo del Castello è un gesto semplice quanto radicale: non apre “solo” un passaggio in più, ma genera punti di vista inediti sulla città e sul panorama circostante. Di qui si può, per esempio, prendere confidenza con la parte meglio conservata della cinta muraria d’Ivrea, un’opera per lungo tempo dimenticata e non per questo meno importante. Non è un aspetto da trascurare: lo sviluppo di una città è sempre legato alla forza delle sue mura, e così è stato per Ivrea.
La città medievale, infatti, si è sviluppata sulla struttura romana inglobando e trasformando le mura antiche, poiché, all’epoca, si privilegiava il riuso dei materiali piuttosto che la conservazione archeologica. Se tra XII e XIII secolo Ivrea aveva ampliato il proprio perimetro difensivo per includere i nuovi borghi, nel Cinquecento queste fortificazioni apparivano ormai obsolete rispetto alle nuove tecniche militari. Solo all’inizio del Settecento, durante il conflitto con la Francia, furono avviati importanti lavori di potenziamento che permisero a Ivrea di resistere all’assedio del 1704. Nel XVIII secolo Ivrea visse una fase relativamente tranquilla, durante la quale alcune strutture militari furono abbattute.
Ma con l’arrivo di Napoleone la situazione cambiò ancora: pochi anni dopo aver preso la città, nel maggio 1800, i Francesi ordinarono la demolizione di molte fortificazioni, modificando profondamente l’immagine storica d’Ivrea. Nello stesso periodo l’architetto Vincenzo Zani del Frà elaborava un “progetto di abbellimento della città” da cui nacque anche la circonvallazione esterna, uno dei principali segni urbanistici dell’Ivrea ottocentesca.

Oggi, con l’apertura del Vicolo del Castello, si scrive un nuovo capitolo della vita urbanistica di Ivrea: il comune desiderio di attraversare le mura, di entrare o uscire dove prima era impensabile, di aggirarsi nella storia, di godere di un panorama insolito, è finalmente realtà.