Fontana Camillo Olivetti

Ivrea 1957, dagli Olivetti a Greco a Montale

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29 settembre 1957: il Sindaco di Ivrea Adriano Olivetti, alla presenza di numerose autorità politiche, religiose e culturali del Paese, tra cui Eugenio Montale, inaugura quello che da allora è uno dei luoghi simbolo della città: la fontana monumentale dedicata al padre Camillo, fondatore della fabbrica che ormai ha una dimensione internazionale.

Affacciata sulla Dora Baltea, ai piedi della roccia e del muraglione che contiene la parte alta e storica della città, la fontana è un’opera di grande efficacia scenografica. Si compone, infatti, di tre elementi: una stele bronzea alta 3 metri formata dall’intreccio di elementi ispirati ai tasti e alle leve delle macchine per scrivere, un medaglione con il profilo di Camillo Olivetti e un getto d’acqua che scende a cascata dalla pietra.

Costruito con il contributo dei cittadini di Ivrea, di industrie ed Enti del territorio, dei dipendenti Olivetti in Italia e all’estero, il monumento è opera dello scultore catanese Emilio Greco, uno tra i più importanti artisti italiani. Di lui, nel 1961, dirà un certo Pablo Picasso: “Greco è il più grande disegnatore che abbiamo in Europa”. 

Memorabile il discorso di Salvator Gotta:

“Se non mi avessero invitato a tenere questa grande commemorazione, l’avrei sollecitata. Perché penso che pochi suoi concittadini abbiano avuto, come me, la fortuna di seguire da vicino l’opera immensa di Olivetti uomo, lavoratore, pensatore, industriale, benefattore e fratello di tutti.”

Gotta pone Camillo Olivetti tra i grandi uomini della storia canavesana, come Re Arduino, Massimo D’Azeglio, Costantino Nigra, Giuseppe Giacosa, Guido Gozzano, Giovanni Cena.   

Al di là del suo indubbio valore artistico, l’opera ha anche un grande valore simbolico. L’immagine di Camillo Olivetti, infatti, muove dalla roccia e oltrepassa la cascata, proiettandosi in direzione della cittadella industriale: quella stessa cittadella nata dalla Fabbrica di mattoni rossi da lui costruita a fine Ottocento. L’arte esprime la tensione costruttiva che sprigiona dal passato per andare incontro al futuro. Due dimensioni temporali, quasi due città che qui hanno il loro suggestivo punto d’incontro.

A sottolineare ancor di più questo legame, dal 2010 l’antistante Ponte Nuovo – inaugurato nel 1860, dapprima intitolato a Isabella di Baviera, cognata della regina Margherita, e in seguito a Cesare Augusto – porta il nome di Ponte Adriano Olivetti.

Un’ultima segnalazione: accanto alla fontana, una piccola porta in ferro apre a uno dei luoghi più evocativi della memoria cittadina, il rifugio antiaereo utilizzato durante la Seconda guerra mondiale dalla popolazione per proteggersi dai bombardamenti. Conserva ancora oggi l’atmosfera angusta e sospesa dell’emergenza bellica, trasformando l’accesso ai suoi spazi, scavati nella roccia, in un’esperienza di forte impatto storico e civile. Ancora: tra fontana e rifugio, va segnalata una piccola lapide commemorativa che ricorda i festeggiamenti del 1900 per il Bimillenario della città.