Chiesa di Santa Croce

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Per la smania di una Confraternita di arricchirla d’arte, e per le generosità dei cittadini, una chiesa che nasce in uno spazio piccolo e disadorno diventa, nel corso dei secoli, un luogo di interesse straordinario.

Le prime notizie sulla Chiesa di Santa Croce risalgono al 1623: parlano dell’acquisto di un edificio privato, da trasformare in oratorio, da parte della Confraternita del Suffragio. Una Confraternita che ha solo pochi anni di vita ma che, di lì a poco, con la tragica peste del 1630, entrerà nel cuore di tutti per le sue opere di carità.

Con l’acquisto di due case su Via Magna Burgi, l’attuale Via Arduino, l’edificio è finalmente ampliato: così, nel 1665, vengono realizzati la sacrestia, il coro e la piazzetta antistante. Ed è proprio per le catene di ferro che delimitano questo piccolo spazio che gli Eporediesi cominciano a chiamare questa chiesa “gesia dle cadene”.

Nel corso del Settecento vengono realizzati l’altare maggiore, la cupola e soprattutto, tra il 1753 e il 1761, lo splendido ciclo di affreschi del pittore Luca Rossetti da Orta.

L’opera di Luca Rossetti, la più importante della Chiesa di Santa Croce, presenta tutti gli aspetti peculiari del Barocco: teatralità, grandiosità, il desiderio di meravigliare e il gusto del dettaglio. La caratteristica più sorprendente è la sua capacità di ampliare lo spazio grazie ai giochi di prospettiva e all’illusione ottica. Due sono i temi degli affreschi, inseriti in un quadro teologico raffinato: da un lato, la celebrazione della Vergine Maria; dall’altro, la continuità tra Antico e Nuovo Testamento. L’esegesi biblica da cui discendono gli affreschi è particolarmente accurata.

Nel 1777 viene anche rifatto nelle forme attuali il vecchio campanile, ormai pericolante.

Trasformata durante il periodo napoleonico in deposito militare, già nel 1802 la chiesa viene riconsacrata e diventa il luogo di culto della Confraternita di Santa Croce, nata dalla fusione della Confraternita del Suffragio con quella del Santissimo Nome di Gesù.

Ultimo intervento degno di nota è la facciata in pietra bianca di Viggiù, eseguita da Pietro Rossi e dallo scultore Giuseppe Argenti su progetto del 1850 dell’ingegner Giuseppe Melchioni. Le sculture nella lunetta rappresentano le anime del Purgatorio, il gruppo più in alto, ispirato a un modello di Canova, è una Deposizione, mentre nel timpano è raffigurato il Padre Eterno tra nuvole, angeli e cherubini.

La chiesa, tuttora consacrata, è ancora gestita dalla Confraternita di Santa Croce, la quale, oltre a celebrarvi funzioni religiose, la mette a disposizione della comunità come sede di mostre e di eventi culturali.