Corso Costantino Nigra

Un nome per l'Italia

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L’elegante strada che oggi collega le due parti di Ivrea, quella del centro storico e quella industriale olivettiana, nasce idealmente il 10 novembre 1858. In questa data, infatti, s’inaugura la stazione che completa la linea ferroviaria verso Chivasso e Torino. Dopo questa giornata, con la cui memorabile descrizione inizia il romanzo Ottocento di Salvator Gotta, l’attuale Corso Nigra comincia una nuova vita.

L’Unità d’Italia è ancora di là da venire, ma dal primo treno giunto a Ivrea scendono molti dei protagonisti del Risorgimento. Sulla locomotiva hanno viaggiato il Presidente del Consiglio Camillo Benso di Cavour (grande sostenitore dell’importanza delle ferrovie), il Ministro della Guerra La Marmora e il Ministro dei Lavori Pubblici, il commendator Bona; sulle carrozze, insieme a una folla di persone, c’è anche il giovane segretario di Cavour, il canavesano e futuro Ambasciatore d’Italia Costantino Nigra. Sarà proprio lui, inviato di lì a poco a Parigi in missione segreta, a dar vita a quel capolavoro diplomatico che creerà le condizioni politiche per l’Unità del Paese. E sarà sempre a lui, a dispetto del suo desiderio di non ricevere onorificenze, che nel 1900 verrà dedicato il Corso della stazione.

Lungo la strada, che oltre a collegare la stazione al centro città serve anche per supportare la costruzione del Ponte Nuovo (progettato dall’ingegner Guallini e inaugurato nel 1860), si edificano eleganti palazzi, come Villa Luisa e Villa Demaria, seguiti – dopo la costruzione nel 1906 di Palazzo Ravera – da molte rinomate attività commerciali e da almeno tre alberghi-ristorante: l’Universo, all’angolo con l’attuale Via Jervis, il Nazionale e, proprio in Palazzo Ravera accanto al Ponte Nuovo, il Dora e Scudo di Francia, avviato nel 1918. Poco distante sia dalla stazione sia dalla Fabbrica dei Mattoni rossi, l’Hotel Dora diventa uno dei luoghi più vivaci della città, dando un’impronta mondana e cosmopolita a tutta l’area. Un’area che completa la sua trasformazione nel 1957, quando Adriano Olivetti, allora Sindaco, inaugura la Fontana Camillo Olivetti, situata appena oltre il Ponte Nuovo.

Da allora, proprio qui, l’Ivrea antica, storica, “locale” e l’Ivrea industriale, olivettiana, “globale”, pur mantenendo la loro diversità, si danno idealmente la mano.