Negli anni Cinquanta, la Olivetti si trova di fronte a una scelta strategica. Nel pieno di uno sviluppo industriale impetuoso, è necessario concentrare in un unico complesso gli uffici della Presidenza, spazi appositamente pensati per attività di rappresentanza, ambienti dedicati specificamente alle funzioni amministrative. Come spesso accade in quella singolare vicenda, si risponde a quella che è una pura esigenza industriale con un capolavoro.
Per il nuovo edificio, che diventerà Palazzo Uffici, si individua un’area di 80.000 mq situata verso la collina di Monte Navale, poco distante sia dagli stabilimenti sia, al tempo, dal casello autostradale. L’impegno assume i caratteri di una sfida e la raccolgono architetti fantasiosi come Gian Antonio Bernasconi, Annibale Fiocchi e Marcello Nizzoli, principale responsabile del design dei prodotti Olivetti.
La progettazione prende il via nel 1952 e si conclude tre anni dopo. I lavori iniziano nel 1960, il trasferimento degli uffici è completato nel 1963 e l’anno successivo si tiene l’inaugurazione ufficiale. Improvvisamente, nel bel mezzo di questo fermento costruttivo, nel febbraio del 1960, è sopraggiunta la morte di Adriano Olivetti: un colpo durissimo, che tuttavia non arresta un processo ormai pianificato.

Il risultato è un edificio con struttura in cemento armato che si sviluppa su 9 piani, 7 dei quali fuori terra. Il numero di soluzioni innovative, dai materiali agli interventi progettuali, è impressionante. Intorno a un corpo centrale esagonale, che ospita l’ampio scalone elicoidale, si aprono a 120° l’uno dall’altro tre bracci, lunghi 70 metri: questa scelta movimenta la struttura e ne riduce l’impatto, pur nella sua imponenza.
Gli spazi interni, grazie alle armoniose finestre a nastro continuo in alluminio, sono illuminati dalla luce solare, mentre dei pannelli mobili prefabbricati consentono di variare, con una versatilità senza precedenti, superficie e disposizione degli uffici.
Dall’ala sud-est, una passerella porta all’edificio rettangolare del TAI, il centro per il Trattamento Automatico delle Informazioni: un ampio spazio in tre saloni che ospita i calcolatori elettronici, al tempo particolarmente ingombranti.
In prossimità dell’ingresso principale, pregevoli decorazioni ad opera di Marcello Nizzoli raffigurano il logo Olivetti degli anni Cinquanta e Sessanta, in forma di greca continua. Una volta entrati, si è di fronte alla grande scala elicoidale che è l’elemento più caratteristico della struttura. Coperto da un aereo lucernario e impreziosito da un magnifico velario in vetro di Murano, opera delle vetrerie Venini di Venezia, lo “scalone” di Palazzo Uffici ruba letteralmente l’occhio: non a caso, è famoso tra gli appassionati di architettura in tutto il mondo.

L’uso di materiali ricercati è a dir poco sorprendente. Basta citarli uno dopo l’altro, perché una descrizione impersonale e tecnica diventi quasi un brano letterario, una poesia, un viaggio anche sonoro nel migliore artigianato del Paese.
In facciata le parti non vetrate s>
con una fascia di sienite della Balma di colore grigio.
Si utilizzano anche fasce in alluminio anodizzato.
Le pavimentazioni sono queste:
nel portico in granito bianco di Montorfano,
in grès nei seminterrati,
in granito rosso imperiale di Svezia nel corpo delle scale,
in marmo repen classico, perlato di Sicilia e botticino agli altri piani.
I rivestimenti interni s>
legno Curar massiccio e legno plasticato Daniela.
Le zoccolature s>
ed in granito bianco, bocciardati…
La grande area verde prospiciente l’edificio infine, è un progetto di Piero Porcinai, ideatore anche del filare di pioppi e di cipressi su Via Jervis.