Dora Baltea

Ivrea è una città di fiume e deve alla Dora Baltea molte cose: la sua stessa fondazione, una parte significativa della sua vitalità economica nel corso dei secoli e, infine, molti dei complimenti che riceve ogni giorno da chi scopre o riscopre la sua bellezza.
Stadio della Canoa

Lo Stadio della Canoa è un fiore all’occhiello di Ivrea e la pone al centro dell’attenzione internazionale: sia per la sua qualità di infrastruttura sportiva, sia per il fatto che si trova nel centro della città, cosa assolutamente unica. Di qui, inoltre, la “città turrita” si lascia ammirare in tutta la sua bellezza.
Naviglio di Ivrea

Il profondo, inestricabile legame tra la città e l’acqua è testimoniato anche da una delle opere idrauliche più importanti della regione: il Naviglio di Ivrea. Scorre per circa 75 chilometri da Ivrea a Vercelli, ed è uno dei lasciti più significativi del Medioevo eporediese. Un corso d’acqua che, seppure marginalmente, ha lambito il nome di due personaggi a dir poco altisonanti della storia: Leonardo da Vinci e Napoleone Bonaparte.
Passerella “Natale Capellaro”

Quest’opera pregevole, vagheggiata sin dal secolo scorso, è una passerella su cui non si passa soltanto: ci si ferma per godersi Ivrea in uno dei suoi aspetti più caratteristici, la posizione. Sdraiata sulla Dora e punto di convergenza delle linee tracciate dalle montagne e dall’Anfiteatro morenico, la città appare in tutta la sua grazia.
Laghi

Questo territorio è stato modellato dal grande Ghiacciaio Balteo, che nel corso delle ultime ere glaciali ha scavato profonde conche oggi occupate dai laghi Sirio, San Michele, Pistono, Campagna e Nero. In particolare il Lago Sirio, incorniciato dalle colline moreniche, dal Castello di Montalto e dai piccoli nuclei abitati che si riflettono nelle sue acque, continua a essere una meta molto amata, soprattutto dai giovani.
Palazzo Giusiana

Ci sono edifici senza i quali una città è un po’ meno se stessa: come Palazzo Giusiana, protagonista da almeno quattro secoli del centro storico di Ivrea. Già nel 1635 Monsignor Della Chiesa lo definisce così: “il più bello e magnifico palazzo che al di là da Dora sia in Piemonte.”
Teatro Civico “Giuseppe Giacosa”

Un teatro “all’italiana” che è un fiore all’occhiello della città, uno di quei posti dove si entra abbassando la voce. Porta il nome del grande librettista di Giacomo Puccini, Giuseppe Giacosa, e un po’ anche il suo carisma: con le radici che affondano nel territorio e i rami che invece cercano il mondo.
Chiesa di San Gaudenzio

Un uomo, futuro santo, è in fuga, minacciato di morte. Si siede su una roccia. La roccia prende la forma del suo corpo e diventa un comodo giaciglio. Sul luogo del miracolo nascerà una chiesa quasi millequattrocento anni dopo. La pittura scenografica di un grande artista la renderà un gioiello del Barocco piemontese.
Chiesa di Santa Marta

Fondata nel Quattrocento dalla Confraternita di Santa Marta, la chiesa prende in seguito armonie barocche. Oggi non è un luogo di culto, ma di cultura: uno spazio aperto alla comunità per mostre e conferenze, un riferimento per gli Eporediesi che si muovono al suo interno come in casa propria.
Chiesa di San Nicola da Tolentino

La storia di uno dei più begli esempi di Barocco canavesano nasce da un frate medievale proveniente da Cremona e da un’antica Confraternita di Ivrea devota a un Santo marchigiano. Con un evento miracoloso: nel 1704 una bomba francese sfonda il tetto della chiesa, ma non esplode. Grande arte locale, dunque, ma vocazione universale.
Piazza Vincenzo Gioberti

Cuore del rione San Domenico, “Piazza Maretta”, così amano chiamarla gli Eporediesi, questa piazza è un luogo popolare e singolare a un tempo. È un umore recintato: più che di esser visitata, chiede di essere capita, indovinata, respirata. È in pendenza ma non lascia andare via le tradizioni.
Chiesa di Santa Croce

Una confraternita entra nel cuore della gente con la tragedia della peste, così la gente l’aiuta a fondare questa chiesa. La chiamano tutti “gesia dle cadene” per le catene che l’annunciano, però è abitata da grazia femminile e barocca. La pittura scenografica di Luca Rossetti da Orta tiene insieme lo stupore e il raccoglimento.