Casa Popolare di Borgo Olivetti

La ricerca di un equilibrio

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Una visione, quella di Adriano Olivetti. Due architetti, i milanesi Luigi Figini e Gino Pollini. Tre anni, quelli – peraltro drammatici – tra il 1939 e il 1941. È questo lo scenario in cui a Ivrea, nelle immediate vicinanze della storica Fabbrica dei Mattoni rossi costruita da Camillo Olivetti, prende vita un progetto organico di sviluppo edilizio che ha ben pochi precedenti. In parallelo agli ampliamenti delle Officine ICO e alla costruzione dell’Asilo Nido Olivetti, Figini e Pollini firmano, infatti, anche la Casa Popolare Borgo Olivetti: uno dei primi esempi in Italia di edilizia popolare finanziata interamente da un’azienda.

In un’Ivrea in continua e radicale trasformazione prendono vita, nella stessa area e per mano degli stessi autori, tre progetti differenti tra loro, ma che sprigionano da una visione coerente: uno dedicato alla produzione industriale, uno all’educazione dei bambini e uno alla quotidianità abitativa. Un esempio, questo, della continua ricerca di equilibrio che ispirava lo sviluppo della cittadella olivettiana: tra lavoro e vita, tra profitto e solidarietà, tra funzionalità ed estetica.

 

 

La morale del profitto
La Casa Popolare

Posta sul lato lungo dell’area occupata dall’Asilo, la Casa Popolare, pensata per accogliere 24 famiglie di dipendenti Olivetti, è un edificio a ballatoio che si sviluppa su 4 piani fuori terra, il primo dei quali dedicato a locali di servizio. Ispirato ad elementi dell’architettura moderna e internazionale degli anni Trenta, l’edificio a forma di parallelepipedo si orienta in modo da offrire agli appartamenti un luminoso affaccio aperto a sud, con i servizi e i blocchi scale, più riparati, posti invece a nord. La semplicità delle forme geometriche è impreziosita dall’impiego di materiali ed elementi stilistici locali, come è evidente nelle finiture in legno delle balconate: una scelta che aprirà la strada a molti successivi interventi di architettura abitativa olivettiana.

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